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Signor, con l'ali del pensiero i' volo,
ove la vostra altezza ora soggiorna,
e con mente di fé, di pietà adorna,
qual mio nume terren, ve 'nchino e colo.
E se ben duro e insupportabil duolo
il tristo cor da ogni gioir distorna,
pur qualora la mente a voi ritorna,
a l'angoscie, al dolor, tutto m'involo.
E tra me dico: se del suo signore
pensando, l'alma mia tanto s'allegra,
che fia quand'egli a noi ritorni lieto?
E così ne lo stato aspro e 'nquieto,
faccio alquanto di tregua col dolore,
ond'è, per colpa altrui, la mia ment'egra.