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Vive faci d'Amor, occhi lucenti,
luce di questa nostra oscura etate,
in cui natura e 'l ciel poser beltate
quanta non puon capir l'umane menti,
se mai non siano que' bei raggi spenti,
onde fur mosse le quadrella aurate,
che di accesi desiri e d'infiamate
voglie m'empiro e di faville ardenti,
volgetevi a mirar qual di me strazio
face costei, che vi governa e volve,
perché sia lo suo cuor del mio mal sazio.
E per pietà destate in lei sì rari
spirti d'ardor, che pria ch'io venga polve,
arder del vostro fuoco anch'ella impari.