27
L'aura amorosa il bel tempo rimena,
e rende a l'erbe i fiori,
e gli augelli incominciano i lor canti,
ridono i prati, e Progne e Filomena
i lor primi dolori
sfogan cantando con soavi pianti.
Ma non perch'ogn'un canti,
e del tempo novello si rallegri,
miei spirti afflitti ed egri
han pace, che rimena il novo vento,
come il verde a la terra, a me il tormento.
Il gran caldo la neve impress'a l'ombra,
e la fredda stagione,
che di fior l'erbe e le campagne spoglia,
scaccia da noi, e l'aere disgombra
d'ogn'aspra impressione,
e a novo amore i cor gentili invoglia,
ma la mia antica doglia,
che con acute spine il cor mi punge,
mai da me non disgiunge
aer caldo e sereno, o lieto tempo:
che 'l mio dolor non è sopposto a tempo.
In fronte al toro è ritornato il sole
per ringiovenir l'anno,
e dipinge la terra a giallo e verde;
e gli arbor partoriscon la lor prole;
superbi i campi stanno
veggendo che l'onor suo si rinverde.
Ma il ghiaccio mai non perde
per caldo, né per sol la mia nemica,
e come l'ira antica
non spenge verno in lei, né l'alma fiera,
così non vien pietà per primavera.
Movesi un fiato dove il sol dismonta,
che il mar tranquilla e queta,
e indi scaccia ogn'aspra e ria procella,
onde lieto il nocchier sul legno monta,
né teme d'inquieta
fortuna, o di nemica e fiera stella,
ma la sua navicella
drizza a buon porto. Un vento umido eterno
a me rimena il verno,
e oscura il lume, in cui solea sperare;
ond'ha sempre per me fortuna il mare.
Lascia il luoco il pastore, ove egli giacque
il verno, e lieto torna,
onde si dipartì co' le sue gregge,
a le tenere erbette, a le fresch'acque:
e 'l rozzo capo adorna
di quanti bei color dai prati elegge.
E con l'usata legge
lascian l'antiche case allegre l'api,
e di soavi dapi
empion le nove. Io sol nel luoco vecchio
rimango (lasso) e nel martire invecchio.
Il rozzo montanaro appo un virgulto,
mentre fiori, erbe e fronde
pasce l'armento suo per verdi piagge,
desta a la sua sampogna il verso inculto,
e le cure profonde
cantando sfoga in rime aspre e selvagge.
Sol a me del cor tragge
la novella stagion pianti e sospiri:
né perché ognor sospiri,
si scema punto in me il fiero martire,
ma insieme col dolor, cresce il languire.
Veggendo uscir l'avaro agricoltore
fuor degli acuti stecchi,
e le biade ondeggiar per verdi campi,
gli arbori ricovrare il primo onore,
che parean prima secchi,
s'allegra e benedice i solar lampi.
Ma perch'io mai non scampi
dal mio grave dolore, in ghiaccio e 'n brine
e in acute spine
si converton per me fior rossi e bianchi,
che mi passan il core, il petto e i fianchi.
Canzon, che fia di noi
ne l'aspro tempo che ciascun contrista,
s'or che la faccia trista
leva il sol da la terra e ognuno è 'n gioia?
Dal ciel sol per noi piove angoscia e noia?