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By Giosue Carducci

Quanto a me, cuore mio, batti pur su,

Ch'io ti do poco retta.

Ebbi una volta un pendolo a cucù

Dentro la sua cassetta;

E lo tenevo in camera; ma, quando

Mi rompeva insolente

I sonni giovanili, io bestemmiando

Molto liricamente

Scaraventavo al vigile scortese

Due classici latini,

Seneca e Fedro, ristampa olandese

De gli in usum Delphini.

Strideva come protestando, e poi

Il pendolo taceva:

Io, ripigliato sonno, ancora voi,

Miei colli, rivedeva,

Miei dolci colli, ove tra' lauri move

L'arte serena l'orme,

Ove Lionardo vide il sole ed ove

Il mio fratello dorme.

Dorme anzi sera, e dorme a lungo e solo:

Aulisce il biancospino

Intorno al cimitero, e ferma il volo

Cantando un cardellino.

Ma poi svegliàti, o confidente cuore,

Lavoravam di buono,

Ed al cucù pe 'l fluttuar de l'ore

Rassettavamo il suono.

Questa è, vecchio mio cuor, la vecchia storia,

Far, disfare, rifare:

Per l'ozio, per la fame o per la gloria,

È tutto un lavorare.

È un lavorare faticoso e pazzo

Da pentirsene un giorno.

Ecco, a metterti in versi io mi strapazzo,

E non m'importa un corno

De le tue smorfie, o a la grand'arte pura

Vil muscolo nocivo;

Ma non so a quanti versi do la stura,

E vedrò dove arrivo.