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By Gian Giorgio Trissino

Per quella strada, ove il piacer mi scorge,

seguir conviemmi un'altra volta Amore,

che de l'havuta libertà mi spoglia.

Qual grazia, qual destino, o qual errore

nuovo pensiero a la mia mente porge,

che 'n nuova servitù così l'envoglia?

Deh, fa', Signor, che quel che mi dispoglia

de l'usata mia forza, il mondo intenda,

e quel che accresce tanto il tuo potere,

acciò che anchor di questo mio volere

qualche accorto giudizio mi difenda,

e le mie parti prenda,

mostrando ch'io lasciai né per scioccheza

quel viver primo, né per tua fiereza.

Ma perch'io ritrovai cosa fra noi

tal che dolce mi fu (quell'altra vita

lasciando) entrar ne l'amorosa corte.

E di questa dirò, s'alcuna aita

al frale ingegno mio porger tu vuoi,

Amore, e farlo a tanta impresa forte.

Dal dì che libertà mi rese morte,

quanto amara tu 'l sai, fin a quest'hora,

vissimi del mio stato assai contento,

e benché Italia piena di tormento

fosse, nel quale anchor trista dimora,

io de la patria fuora,

privo di qualche ben de la fortuna,

pur trappassava senza noia alcuna.

Quando una Donna, che dal Ciel discese,

cui simil non vedran mill'anni e mille,

le già spente faville

incominciò destar soavemente;

e con le sante sue luci tranquille

a poco a poco nel mio petto accese

(che com'esca la prese)

troppo soave fiamma, benché ardente.

Questa seppe così volger la mente

nostra in pensar di lei, ch'altro pensiero

non vuole, e non vorrà mentre ch'io viva;

di questa, o parli o scriva,

fian tutti i detti miei, tal ch'io mi spero

in rime, piene almen di ardente çelo,

alzar la mia Cyllenia fin al Cielo.

Perché di quante mai nel mondo foro

e sono e fian, si può sola costei

veramente chiamar Donna perfetta.

L'alta belleza che s'adorna in lei,

le grazie e le virtù, s'hanno fra loro

concordi questa per su' albergo eletta,

fin da quel dì che in culla pargoletta

giacque, e crescendo poi così l'ornaro

che non si vidde mai sotto la luna

cosa più rara; e ben solo, in quest'una

si può dir che natura e Dio mostraro

tutte lor forze: o caro

dono del Cielo, e di que' spirti eletti

per supplire a gli humani altri difetti.

E per dir quel che ogni altra cosa avanza,

non credo che vedesse il mondo mai

in tal favor del Ciel tanta humiltade;

il sangue, le riccheze, e altre assai

grazie divine, e quell'alma sembianza

che vince essa belleza di beltade,

quanto più sono in lei perfette e rade,

tanto è d'haverle in se manco superba.

Oh, se la voce il mio voler seguisse,

e se la stanca man, che questo scrisse,

sapesse dichiarir ciò che 'l cuor serba

farian parere acerba,

e giovenile, ogni descritta lode

da quanti ingegni il mondo admira et ode.

Dunque da più bel Sol ch'io non descrivo,

tanto furo abbagliati gli occhi miei,

che vinto mi rendei

a quel Signor che un tempo havea lasciato.

Il qual tanto è gentil ch'io non potrei

viver, s'io fosse di servirlo privo,

che solamente vivo

di que' begli occhi che mi fan beato.

Così mi truovo in un felice stato,

ond'io ringrazio, Amor, la tua virtute,

che m'ha condotto in servitù sì cara,

e dato a la più rara

Donna del mondo in man la mia salute.

Però, Canzon, quand'io sarò ripreso,

dì che si guardi al nodo ond'io son preso.