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By Giosue Carducci

Va', ditirambo mio triste e giocondo,

Vola dove ti frulla.

Nulla tu cerchi per l'immenso mondo

E non ci trovi nulla.

Nuova terra altri chieda o nuovo polo

E lontani orizzonti:

Sol ch'io potessi riposare il volo

Su' miei paterni monti!

Al sol che tra le selve snelle mira

Co 'l tremolar de' raggi,

Nel suol molle di musco che respira

Desii di fior selvaggi,

Giacciono i sogni miei, fanciulli stanchi

Che s'addormîr piangenti:

Cantan tra verdi faggi e marmi bianchi

I ruscelli e i torrenti.

Per quell'angol di terra, ecco io darei

Quale più benedetto

Lembo di cielo occorra a' versi miei

Quando faccio un sonetto;

E ci fare' un sonnetto. A l'ombra amica

De le memori piante

Mi cullerebbe ne la strofe antica

La rima miagolante.

O gravi rime sbadiglianti in are,

O tenui rime in io,

Dite voi come è dolce riposare

Su 'l terreno natio.

I patrii sassi vi pungon le schiene

Con accoglienza onesta,

Ed i mosconi de le patrie arene

Vi fan d'intorno festa.

Zu, zu, cari mosconi. Come stanno

Le vespe e i calabroni?

Ci fûr di molte vipere quest'anno

Giù pe' patrii burroni?

E gli amici? e i parenti? Oh nuove gioie!

Oh quanti fidi cuori!

Oh bel portare a spasso le sue noie

Tra cotanti sudori!