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Poscia che la mia speme è 'n forza altrui,
di monte in monte e d'uno in altro luoco
vò caminando, e con continuo pianto
dicendo: ahi lasso me, che son, che fui?
Cerco allentare il grave ardente fuoco,
ma ovunque il pié mi porta, ho sempre a canto
colei, per cui ho pianto
tant'anni, e più che mai m'ardon quegli occhi,
onde prima arsi, e 'n me cresce il martiro,
ch'altri che lei non miro
u' gli occhi volga, e parmi che 'n me scocchi
strali Amor del suo viso a mille a mille,
perché in eterno duolo arda e sfaville.
Così (lasso) ardo, e perché 'l fiero ardore
non sciughi gli occhi miei dal pianger rio,
ma tra gran duo contrari al mondo i' viva,
essi dolenti, per pietà del cuore,
versan d'amare lagrime tal rio,
ch'appo lor perderia ben larga riva;
onde non è mai priva,
e di fuoco e di pianto l'alma trista,
ma da continue e dispietate tempre
è tormentata sempre,
che dove un perde, l'altro forza acquista.
Così tra duo contrari (ahi trista sorte)
meno la vita mia con doppia morte.
Così di mal in mal, di pena in pena
mi scorge quel crudel ch'ancor m'ancide,
anzi mi tien tra vita e morte in guerra,
così giamai non provo ora serena,
e quanto più mi doglio, ei più sì ride,
onde son le mie pene eterne in terra.
Deh, perché non m'afferra
l'ultimo strale omai, sì ch'io ne mora?
Ahi destin fiero e 'ngiusto, ahi stella ria,
perché come la mia
vita m'hai tolto, ancor non mi trai fuora
di questo incarco fral, di queste pene
o non mi rendi il mio perduto bene?
Ma corcherassi il sol là oltre ond'esce,
e 'l giorno pien di stelle andar vedrassi,
e ritornare i fiumi a le lor fonti,
e frondi partorir metalli e sassi,
e gli arbori ai fiori pronti
ne la stagion più fredda, e ne la calda
spento quant'è di verde in tutti i campi,
prima ch'io non avampi
d'interno fuoco, o sia la piaga salda
ch'al cor m'impresse Amor, col primo strale
omai fina abbia il mio angoscioso male.
Ove ne vai afflitta e sconsolata.
deh perché non ti stai dolente meco,
acciò ch'io pianga i miei gran danni teco.