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Gito se n'è il mio sol verso l'occaso,
lasciando oscuri i miei già chiari giorni,
e i raggi d'amorosa grazia adorni
dan luce al cielo; e cieco i' son rimaso.
D'infinito dolor son fatto vaso,
né luce alcun è qui, che più m'aggiorni;
or non bisogna (lasso me) ch'io torni
a la dolce Academia, al mio Parnaso.
U' son, dolente me, miei di condotti
da così lieta a sì infelice vita,
e da sì eccelso a così basso stato?
Mancato è a le mie rime il suono usato,
son la speme e i desir nel mezzo rotti,
poich'è la luce mia nel ciel salita.