EPISTOLA
L'avrò dunque una gaia giovinetta
che meco dorma sotto d'un lenzuolo,
che quando trilli in ciel la lodoletta
mi bisbigli ch'è stato il rosignolo?
Par ch'io la senta come già levata
desti la casa, e un canzoncino spicchi
tra l'assiduo fruscìo della granata
e l'argentino acciottolìo dei bricchi.
Cara! io qui gusto il sonnellin dell'oro
mentre ella assesta tutte le ciabatte;
scende, schiude, va, viene. - Uomo, al lavoro! -
L'angelus suona e il sole ai vetri batte.
Così mi levo ed ho la fantasia
a' campi. Vanno a sciami contadine
al mercato cinguettando per via,
e chiocciano dalle aie le galline.
Il molin romba; e strisciano zirlando
le rondinelle sulle bianche ghiaie.
Sul greto, più lontano, a quando a quando
sciabordano in cadenza lavandaie.
E tu pur anche, o mia Nausicaa bella,
tessi, ed anche tu fili, anche tu lavi,
pel che, quando ti vidi reginella
della tua casa, tu m'innamoravi.