EPISTOLA

By Giovanni Pascoli

L'avrò dunque una gaia giovinetta

che meco dorma sotto d'un lenzuolo,

che quando trilli in ciel la lodoletta

mi bisbigli ch'è stato il rosignolo?

Par ch'io la senta come già levata

desti la casa, e un canzoncino spicchi

tra l'assiduo fruscìo della granata

e l'argentino acciottolìo dei bricchi.

Cara! io qui gusto il sonnellin dell'oro

mentre ella assesta tutte le ciabatte;

scende, schiude, va, viene. - Uomo, al lavoro! -

L'angelus suona e il sole ai vetri batte.

Così mi levo ed ho la fantasia

a' campi. Vanno a sciami contadine

al mercato cinguettando per via,

e chiocciano dalle aie le galline.

Il molin romba; e strisciano zirlando

le rondinelle sulle bianche ghiaie.

Sul greto, più lontano, a quando a quando

sciabordano in cadenza lavandaie.

E tu pur anche, o mia Nausicaa bella,

tessi, ed anche tu fili, anche tu lavi,

pel che, quando ti vidi reginella

della tua casa, tu m'innamoravi.