II
Volendo seguitar mia fantasia
e al mio dire trovare altri modi,
convien ch'i' torni alla procuratia,
dove più sacchi convien che si snodi
di più ducati di più testamenti,
che dàn per Dio a pover uom che godi,
a più person' danari e vestimenti
e maritan donzelle vergognose,
secondo ch'a llor pare intro le menti.
Hanno costoro a far molte cose
per conservare a' popilli razione
che son di gran' fatiche e angosciose.
Più testamenti han di molte persone
che a dir tutto molto grave saria;
ma pensal tu, se hai discrezïone.
Ma vo' seguire oltre alla mia via
e dir di cose ch'è in sulla piaza
per fornir tutta la mia fantasia.
Di cose vile a udir sì tti piaza,
perch'ogni cosa si convien contare,
sì ch'ascoltarmi non vo' che tti spiaza
di quel ch'i' ti vorò qui nominare
bench'a contarlo paia ricadia,
ma altrimenti non ti posso fare.
Appresso a questi è lla panatteria,
tutta fornita sempre di pan cotto,
per sovenire alla foresteria.
Ma i vo' ben che tu mmi faccia motto,
acciò ti mostri l'adorneze tutte,
dove si vende molte cose cotto:
la becheria, la pescheria e lle frutte
e una munizion v'è di formento,
che dà abondanza a lor terre tutte.
Avanti a questo v'è, se io non mento,
la zecca de' ducati e de' grossoni,
ove si batte molt'oro e argento;
e questa piaza ha tante condizioni
se non per argomento d'afezioni.
Ma non uscendo fuor di questa via,
sì truovi duo colone molto belle,
che stan diritte con gran maestria,
dove si sente di male novelle,
per mafattori che senton tristizia,
ché son punite lor opere felle.
Quivi si è e·luogo di giustizia,
dove si mette questa a sequizione
di que' che vivon con vizi e nequizia
d'ogni dilitto di più condizione,
salvo che ladri, che va inn altra parte,
che in sulle forche fanno abitazione.
Qui vo' lasciare e vo' tornare a l'arte
ch'è in sulla piaza, per non dir bugia,
in questi versi, né in altre carte:
molte botteghe v'è di caceria,
di stracceruoli e di chi fa scodelle.
E appresso a questi v'è un'osteria:
sì bene in punto è di camire belle
da raccettare ogni gran brigata
d'ambasciadori e chi porta novelle.
E po' più oltre nella sua entrata
sono spezial', mirciai e altri artieri
in una bella via amatonata,
per la qual ciaschedun va volentieri,
per veder la riccheza e 'l gran tesoro
delle botteghe di questi mestieri.
E vo' che sappi ciascun di costoro
ha sopra suo bottega l'abituro
di sua famiglia, colle donne loro.
Acciò che 'l loro aver sia ben sicuro
da li ladroni che vivon di ratto,
son ben serrate di tole e di muro,
ch'a veder quella via par un gran fatto
a ciascheduno che non è usato:
no·llo potre' stimare al primo tratto.
Non t'ho di questa via ancor contato
ciascuna parte, ma tu 'l puo' stimare,
se di discrezïon tu sse' dotato.
Perch'ogni cosa non si po' contare,
bastiti a te di comprender l'effetto,
ché altrimenti non tel so mostrare.
Molte botteghe v'è ch'i' non t'ho detto:
son di veluti e sete e panni d'oro,
con lavoranti, ciaschedun costretto
a llavorar le sete di costoro,
come sete da fregio e testoiacci,
secondo che ' maestri dànno loro.
E anche vo' che questo non t'impacci:
e' v'è grand'arte di chi fa fostani,
che trae e pover' uom' di molti lacci.
I' tel so dir che per tutti e Toscani
non si lavora sì ben drapperia
come in Vinegia di velluti piani.
Molte botteghe v'è di spezeria,
che son condotte di strani paesi,
le qual' si spaccian per foresteria.
E quel ch'i' ti dic'ora non ti pesi:
e più maestri v'è d'oro e d'argento
batuto e stagni, al vender cortesi.
E vo' che sappi che di ciò non mento,
di quel ch'i' ti dirò con mie ragioni,
né per lodarla ti faccia argomento:
egli è in Vinegia tanti marangoni
di case e di navili, e casselleri,
e chi fa taglie di più condizioni.
Una grand'arte v'è di balestrieri
e di coraze e d'elmi e bacinetti
e di celate, cosciali e gambieri.
Di simile arte non vo' che tu metti
niun'altra città, se non Milano,
che lavori sì ben d'elmi e d'elmetti.
Di tutt'altri mestier' di mano in mano
Vinegia porta la corona in testa
di quante terre è in monte e in piano.
E a dirti altre cose ancor mi resta
com'ell'è piena di più forestieri,
ch'a ffar mercatantìa già ma' no·resta,
e cciaschedun v'abita volentieri,
perché si vegion l'utile e profitto
del traficar tra loro e co' terreri.
I' non t'ho di Vinegia ancora scritto
la quinta parte di suo nobiltà,
ch'è tutto quel che v'è non t'ho 'ncor ditto;
e a voler seguir mia volontà,
mi convien capitare in su Rialto:
di mercatant'è gran quantità.
Quivi è un ponte non fatto di spalto,
ma di legname sì ben lavorato;
chi non passa per quel fa un gran salto
a voler valicar da l'altro lato,
dov'è una loggia di belleza fonte,
di marmi e di legname lavorato.
A man diritta, iscendendo el ponte
là dove si riduce ogni uom gentile,
è cavalier', signor', marchese e conte.
A basso questa è per gente più vile:
si giuoca a zara, tavole e carte,
secondo che cciascuno è più sottile.
Ancor di questo luogo non si parte
el mio intelletto a mutar condizione,
ov'è di varottari una grand'arte.
Sonvi tre banchi di tant'afezione
di scritte che son tanti suficienti
co·lor ducati ciaschedun vi pone,
per fare e pagamenti a tutte genti
d'ogni mercato e anche de' soldati:
sicché convien che ciaschedun contenti
di scritta o di danari anoverati.
E drieto a questi sono e telaruoli,
che vendon tele per tutti e mercati;
e po' più oltre sono e funaruoli,
che vendon corde e spago di più sorte;
e drieto a lloro sono e caciaruoli.
Perché 'l mio dire non ti paia forte
e' v'è la pescheria tanto piena
di quantità di pesci d'ogni sorte.
Ad altre cose la voglia mi mena:
a dirti d'un gran numero d'ugelle,
che, s'i' tel dico, non te ne dar pena:
la quantità che si vende di quelle
d'ogni maniera co·lor voglie acorte
grandi e mezane e qual' minor' di quelle
che lla più parte vi si portan morte,
tutte pelate ch'è una maraviglia,
e tante grasse che paion pur torte.
Èl modo d'esse quante se ne piglia
per queste valli, che non son sì piene,
ch'a pigliar quelle molti s'asottiglia;
ed è sì grande el numer che cci viene,
da l'autónno insino al carnovale,
che chi llo udisse per bugia lo tiene.
E queste ugelle tanto pregio vale
che a contarlo ti parrà minzogna
e forse mi terrai men che lïale;
ma pure a dirlo non arò vergogna,
perch'egli è vero quel ch'i' ti vo' dire,
sì che a tacerlo questo non bisogna.
Ben centomilia lire a non fallire
di pizioli si vaglion quest'augelle
e anche più che non si può disdire,
oltre alla penna che si tra' di quelle
che chi 'l vedesse è sì gran montanza
che ti parebe molto tal novelle.
Fan queste ugelle sì grande abondanza
a questa terra, in iscambio di carne,
ch'a e beccari già no·lli par danza
quanti son quelli che, in piè di starne,
mangian di quelle, chi lesse e arosto,
secondo ch'a cciascuno par di farne,
perché rincresce a molti cotal costo
di quelle starne, che vagliono assai,
sì ch'a l'ugielle ciascun corre tosto.
E perch'io penso che anche tu sai
che grande spese sì son di gran pena,
non voglio in questo dir darmi più guai.
E po' più oltre questa via ti mena
su per la riva sanza dimorare,
ov'è la frutteria, ch'è di gran lena
ched ogni frutta che tu sa' contare,
sì per la state e anche la vernata,
e secchi e freschi quivi puo' trovare.
La polleria v'è sì ordinata
di polli e salvagiumi d'ogni sorta
ch'un'altra credo non abi trovata;
e po' più oltre questa via ti porta
ove son più taverne e osteria
alla man zanca in una via tòrta,
ove tu truovi pure in questa via
chi vende pane d'ogni ragion cotto
che lieva a' forestier' gran ricadia.
Ancor conviene ch'io ti faccia motto:
e' v'è chi vende salsicce e baldoni,
che molti ghiotti vi coron di botto.
Altr'è botteghe d'altre condizioni:
chi fa savori e chi vende narance,
pesce insalato di molte ragioni;
non vo' tu creda ch'i' ti dica ciance!
E' v'è molte botteghe di barbieri:
chi cava denti e chi rade le guance;
e più botteghe v'è di caligheri
e d'altri artigian' di più ragioni,
che cciaschedun lavora volentieri,
che a voler contar lor condizioni
sarebe lunga la mia fantasia;
ma pensil que' che han discrezïoni.
Appresso a questi è lla beccheria,
ove si taglia carne d'ogni sorta:
manzi e castroni che vien d'Ungheria
e altre carni che molti conforta,
che son vitelle e agnelli e cavretti
e molti porci che quivi si porta.
E po' più oltre, seguendo e mie detti,
tu truovi cimatori e calzaruoli
e sarti da pelande e da farsetti.
Molte botteghe v'è di stracciaruoli:
chi fa gonelle e chi giorne' frapate
per chi va al soldo, che son ma' figliuoli.
Anche v'è quelli da miglior' derrate,
che fan gonelle di rasce e di frigio
e veste vecchie che son ricardate,
di panni di colori e chi di bigio.
Èvi chi vende pelande di seta
da done e omo, con martori e grigio:
per che la lingua mia non istia cheta
a dir la quantità che han costoro,
di que' c'han poco la lor fama lieta,
per lor pelande, ch'è di seta e d'oro,
e di scarlatti fini e cciambellotti,
che si convengon vender per coloro.
E per farti asapere altri motti,
egli è in Rialto gran numer d'oresi
che llavoran d'argenti dì e notti,
qua' viniziani e chi d'altri paesi,
che lavoran cinture e chi fogliette,
e d'altri lavorii tutti cortesi;
chi fa botton' di filo e chi pianette,
e chi fa taze, pironi e cuglieri,
e chi ad altro lavorar si mette.
Chi fa bazini e coppe volentieri,
e chi fa miscirobe e confettiere,
che fan bisogno per li forestieri,
e d'altri lavorii di più maniere,
secondo ch'a llor viene ordinato
ciò che bisogna a questo mestiere.
Lasciàn costoro, e va' da l'altro lato
ad altra via di magior tesoro
a trovar cose ch'i' non t'ho contato,
ove si truova chi lavora d'oro,
chi fa anelli per legar balasci,
perle e zaffin', che legan costoro.
Non fa bisogno che or qui ti lasci,
ché v'è molti maestri e mercatanti
che hanno d'ogni gioie molti gran' fasci.
Chi ha rubini, turchiesse e diamanti
e chi smiraldi, niccoli e corniuole,
che costan l'oro dimolti bisanti.
Non vo' tu creda ch'i' ti dica fole,
che quel ch'i' dico ti dica bugia,
che non mi perdere' queste parole,
ma no·ll'abia nessuno in villania,
ch'un'altra terra so che non si truova
dov'abia tante gioie in una via.
A voler farne con chi vuol la pruova
che quel ch'i' dico sia la veritade,
e non ti paia el mio dir cosa nuova:
egli è in Vinegia per molte contrade
d'orefici d'argento e gioellieri,
che fan lavori di diverse squadre.
A questo dir vo' levare e pensieri
e d'un'altra arte mio dir conterotti,
ov'è di tal lavoro molti artieri:
fassi in Vinegia gran numer di botti
in una via che si chiama Pescina,
ch'a lavorar non resta dì e notti.
E anche el mio intelletto si dichina
a dir dell'arte de' ricamatori,
perch'è un'arte molta pellegrina.
Nel mondo si lavora ta' lavori
quanto a Vinegia, che ne son maestri,
a far ricami con diversi colori.
El mio intelletto convien che si desti
inve·Rïalto nella drapperia,
ch'a vender d'ogni pano son sì destri:
ver è ch'è una meza villania
a udir le contese de' fattori
quando si mostra panni intro la via.
Molte botteghe v'è di cimatori,
ch'è ogni panno che tu vuo' cimare
grossi e gentili e d'altri colori.
I' non poria, perdio, tutto narare
la gran comodità ch'è in Vinegia,
c'ha d'ogni cosa che tu sai nomare,
sicché per questo ciaschedun la pregia,
perch'è copiosa sì ben d'ogni cosa
ch'a torto fa colui che lla dispregia.
Ma i' vo' ben che 'l mio dir non si posa
a dirti cose d'altre condizioni,
acciò che 'ntenda quant'è angosciosa.
V'è la camera delle 'mposizioni,
dove si paga quand'è la bisogna
a cciascheduno tutte lor fazioni.
E per darti a veder che non si sogna
e' v'è chi rende el pro dell'impresti,
ch'andar per quelli ciascheduno agogna.
A pigliar que' danar' tutti son presti,
ché molti vivon di cotale entrata,
sicch'a tôr quelli ciaschedun si desti.
Qui vo' lasciare star questa brigata
e vo' tornare inverso del ponte
e per dir altro sarà mia giornata,
per dirti d'altre cose non t'ho conte.