IV
O Fortuna crudel, che puoi più fare?
O Fortuna, nimica di me solo,
deh, perché non mi involo
dagli occhi di ciascun che ha allegrezza,
poi che nel mondo io son nato, solo
per sempre mai dover tormentare
e per dover provare
tutte tue forze con feroce asprezza?
Non ti indugiar, per dio, ma con prestezza
menami a morte, e sarò fuor di pena;
ma tu vuoi prima avanti il mio morire
il gran corso finire
di tua possanza e pungermi ogni vena
di ciascun caso che dar puoi al mondo,
sanza farmi gustar d'alcun secondo.
O Fortuna perversa, non tardare
di farmiti, ché puoi, esser fedele,
e lascia del tuo fele,
ché troppo n'ho gustato, com'è scorto!
E a me volgi un poco le tue vele
con prosper vento, ché lo incominciare
non vorrebe indugiare,
però ch'i' sono quasi giunto al porto
del mio finire sanza alcun conforto,
se già tu non mel dai, che non lo aspetto,
perché ogni giorno vo di male in peggio.
Ond'io la morte chieggio
per grieve duol ch'i' sento dentro al petto;
è essa verso me sdegnosa forte,
perché le piace la mia dura sorte.
O Fortuna malvagia, non volere
aempiere il tuo corso tutto a pieno,
ché l'anima vien meno
per lo grieve dolor, che dentro sente,
e non adoperare il tuo veleno
più contro a me! Deh, abbine calere
e fammiti vedere
non sdegnosa sempre, ma ridente!
O spiatata Fortuna, drizza la mente
ad altra parte omai, se a te piace!
Pensa che in ver di me hai fatto troppo;
più non mi dar d'intoppo.
Io te ne priego: omai rendimi pace!
Se non lo fai, io seguiterò Dido,
quando Enea si partì con grande strido.
O Fortuna maligna, ch'arai fatto
quando sarò privato d'esto mondo?
Io sarò fuor del fondo
della tua rota, a me tanto molesta,
e viverrò in loco più giocondo.
Però con questa vita in alcun atto
teco non si fa patto
che vaglia o tenga, perché in tua podesta
hai il tuo regno e di voltar non resta,
come ti piace, com fan gli altri iddei
del loro, e però in te non vo' sperare;
anzi ben disperare
mi voglio e presto con gridare omei,
e l'almo vada in qual loco gli piace,
da poi che teco i' non posso aver pace.
— Canzon, dritto a Fortuna te n'andrai;
e, se tu le dirai
apertamente, com'io ti dico, il vero,
arà di me merzé, ma non lo spero.