V

By Antonio di Meglio

I' non credetti che da poi che Morte

tolse il bel viso angelico di terra

e i leggiadri, gentil sembianti ornati

d'alta onestate e le parole accorte,

fren de' caldi disii, che 'n dolce guerra

mi tennon tanto dentro al mio cor nati,

gli occhi dolenti miei, due fonte stati

di lagrime, poi sempre poter cosa

vedere al mondo dilettevol tanto

che, presentato al cor che 'l nutria pianto,

rendesse Lena a lui di qualche posa.

O Dio, maravigliosa

operazion, che 'l nome dal mio core

tanto chiamato Amore

rendee per luce di beltà serena,

tal che a Parìs non mai sì piacque Elèna!

Né pensav'io, da mia patria lontano,

per crudel, fredda, acerba stagion dura,

fra martir tanti in non più suto loco,

che non dovesse adoperata invano

avere ogni sua arte, ogni armadura

Amor da subiugarmi assai o poco.

E ora in un momento un dolce foco

dai caldi razzi d'esta nuova iddia,

com'a lui piacque, dentro al cor m'è acceso,

ché patria, stagion cruda o martir preso

rimembro o sento, anzi ben fugge via

dall'alma, che fu mia;

or lieta serva altrui ciascuna noia,

e sol pensar m'è gioia

la grazia del signor che mi mantiene

Lena di contemplar sì sommo bene.

Quanto dolce sent'io nel cor, qualora

penso fra me l'aventuroso giorno

ch'io fui condotto a sì gioconda festa,

dove questa gentil, che 'l ciel onora,

lasciata ogni altra a lieto gioco intorno,

sedeasi umilmente, altera e onesta,

lietamente pensosa in bruna vesta

fra più donne gentil d'età senile,

che raguardavan lei qual cosa diva,

maravigliose quanto ella appariva

nella fiorita età sua giovinile,

splendido specchio e stile,

diritto e fermo allor d'ogni virtute,

onde prendean salute

di contemplar contente e mirar fiso

le narrate eccellenzie e 'l suo bel viso.

Amor, signor mio car, dunque, da poi

che hai racceso in me con più vigore

le fiamme spente e per tua grazia degno

fattomi di veder negli occhi suoi,

anzi splendide stelle, il gran valore,

ch'acquistar può chi lei sotto 'l tuo segno

serve puro, fedel con ogni ingegno,

deh, piacciati per grazia almen che 'l mio

puro, fedel servir le sia accetto,

e, così come il mio gelido petto

forza avesti infiammar solo in quel punto

che innanzi a lei fu' giunto,

ch'umil, benigna, quanto puoi, ti piaccia

dell'alma mia la faccia,

ché, poi che 'l corpo mi convien partire,

a le' n'andrà per lei sempre servire.

E sol d'esta gentil l'immagin sua

ne porterò nel cor, signor mio caro,

per la qual spero preservarmi in vita;

e, se possibil m'è per grazia tua,

di qual ti priego non m'essere avaro,

ritrar cantando sua beltà infinita

concedimel, signor, ché mai udita

non fu dolcezza di tal maraviglia,

se ben tornasse il tebano Anfïone;

né fu ascolta sì da Pandeone

quando cantòe più dolce mai la figlia,

né in altrui busto e ciglia

Febo audire allor che Marzia vinse,

né chi lo 'nferno strinse

per la sua amata al dolce suono allora

ch'a le' n'andò per quindi trarla fuora.

Ma perché a lingua umana ed intelletto

saria impossibil le celeste cose

degnamente essaltar quanto conviensi,

te priego, invoco, chiamo e da te aspetto

degno di indegno farmi a sì famose

laude cantar, le quai non mai potriensi

sanza 'l tuo aiuto. E sol ch'un poco pensi

questa o di me ricordi, altro non chieggio

per merito del mio servir fedele;

e perché cor gentil non mai crudele

fu, ma benigno, umil, conosco e veggio

che questo acquistar deggio,

perch'ella è sol di vera gentilezza

dalla superna altezza

venuta tal che spero, sì infiamato,

per le' n'acquisterò l'esser beato.

O canzonetta mia, perché tu sai

l'effetto del mio cor e quant'io sono

fermo onorar con fé sempre costei,

umil, benigna e reverente andrai

principalmente a dimandar perdono.

Se chiesto hai più di quel che chieder dei

al mio signor Amor, e ben vorrei

che meglio ornata fussi, ma la scusa

di tua impotenzia a chi t'ascolti o miri

troverà in te. E, Amor, miei disiri

tu ti sai bene e la mia fiamma chiusa

e qual pensier m'ausa:

esser fervente in ogni atto sollicito,

costei quanto me licito

sempre adorar, che d'ogni grazia è piena,

né 'n ciò dispongo di mai perder Lena.