V

By Giovanni Berchet

La fronte riarsa,

stravolti gli sguardi,

la guancia cosparsa

d´angustia e pallor,

da sogni bugiardi

Matilde atterrita,

Si desta, s´interroga,

s´affaccia alla vita,

scongiura i fantasmi

che stringonla ancor:

- Cessate dai carmi,

non ditelo sposo:

no, padre, non darmi

all´uomo stranier.

Sul volto all´esoso,

nell´aspro linguaggio

ravvisa la sordida

prontezza al servaggio,

l´ignavia, la boria

dell´austro guerrier.

Rammenta chi è desso,

l´Italia, gli affanni;

non mescer l´oppresso

col sangue oppressor.

Fra i servi e i tiranni

sia l´ira il sol patto.

A pascersi d´odio

que´ perfidi han tratto

fin l´alme più vergini

create all´amor. -

E sciolta le chiome,

riversa nel letto,

dà in pianti, siccome

chi speme non ha.

Serrate sul petto

le trepide braccia,

di nozze querelasi

che niun le minaccia,

paventa miserie

che Dio non le dà.

Tapina! l´altare,

l´anello è svanito;

ma innanzi le pare

quel ceffo tuttor.

Ha bianco il vestito,

ha il mirto al cimiero,

i fianchi gli fasciano

il giallo ed il nero,

colori esecrabili

a un italo cor.