VI
Dal dì ch´io feci risonar di canto
l´aure mie sacre, è già trigesim´anno,
le verginelle d´alcun fior, che il manto
ornò della mia musa, ornate vanno,
e i fanciulletti a me traggon da canto,
e quelle note risentir mi fanno:
ond´io le ciglia di soave pianto
sento velarmi, in quel celeste inganno.
Inganno al tempo, inganno alla fortuna,
forse inganno all´invidia; e, quando arrivi
per me, come che sia, l´ora più bruna,
crederò che con me non fuggitivi
sieno i miei carmi, se chi scherza in cuna
li ripeta, crescendo, e li ravvivi.