VI

By Giovanni Prati

Dal dì ch´io feci risonar di canto

l´aure mie sacre, è già trigesim´anno,

le verginelle d´alcun fior, che il manto

ornò della mia musa, ornate vanno,

e i fanciulletti a me traggon da canto,

e quelle note risentir mi fanno:

ond´io le ciglia di soave pianto

sento velarmi, in quel celeste inganno.

Inganno al tempo, inganno alla fortuna,

forse inganno all´invidia; e, quando arrivi

per me, come che sia, l´ora più bruna,

crederò che con me non fuggitivi

sieno i miei carmi, se chi scherza in cuna

li ripeta, crescendo, e li ravvivi.