VII
Una bocca mangiar per mille e mille
E divorar di tutto un Regno l'auro;
Far culti al nostro lido il Turco e 'l Mauro
A menar tra cristian l'ore tranquille;
Esser le leggi tra Cariddi e Scille
E comprarsi i fattori a gran tesauro;
Non mai partirsi il sol d'Ariete e Tauro
E un Bacco esser preposto a un forte Achille;
Offrir sì spesso sacrifici a Bacco
A spese altrui, mentre con fiero scempio
Si déan di venditor le merci a sacco;
Farsi ogni albergo di lascivia un tempio
E mandar sempre attorno più di un cacco,
Per appagar d'un tratto il desir empio;
Con barbarico esempio,
Gente a torto veder di vita prive,
Per pazza furia o per gradir le dive;
Veder chi aborre e schive
Virtù e valore, e nobiltate atterri,
E sol preggi ruffian, buffoni e sgherri.
Se più credi, ben erri:
Del Ciel, forse, mirò pietoso raggio
Nostri scorni, e dié fine a tanti oltraggi.
Or sacro spirto e saggio
Venuto è a ristorar sì gravi danni,
Di cui sian lunghi e fortunati gli anni.
Non più mortali affanni
Sosterrem da Vallon, da Traci o 'Scocchi
Materia da coturni e no<n> da socchi;
Non più, ignoranti o sciocchi,
La bilancia vedrem librar d'Astrea
Per forza d'or, sì come pria si avea;
No<n> più fia Citerea
Arbitra de le liti e de gli onori,
Eletta a compartir toghe er allori.
Son cessati i favori:
Ogni messo d'Amor langue e vien meno
E torna ogni montone a l'erba, al fieno.