X

By Antonio di Guido

Ben è filice questa nostra etade

dov'ha voluto in tutto la natura

mostrar della sué arte un propio segno.

Ben è filice quest'alma cittade,

dentro alla qual è sì nobil figura,

che stancherebbe ogni divino ingegno.

Ben è quel terren degno,

che 'l bel corpo sostien di tal signore,

ond'esce uno splendore

ch'aquila in vista riguardar non puollo.

Dunque el fronte d'Appollo,

vinto da forma sì leggiadra e bella,

convien che celi seco ogni altra stella.

Aggiunt'è questa gemma al caston d'oro

d'ornatissimi pronti e be' costumi,

anzi ne fu inventor suo magna altezza,

e col suo bel parlar dolce e sonoro,

ha 'l vigor d'arrestar e monti e fiumi,

attenti d'armonia di tal dolcezza.

Che maggiore allegrezza

può aver chi vive che mirar quel viso,

lume del paradiso?

Languir de' quello con amaro pianto,

che questo volto santo

mirar non può con suo lampe serene,

come preciso d'ogni etterno bene.

Tant'alta degnità e tanta gloria,

tanta magnificenza e tanta pompa

non ebbe fino a oggi el senso umano;

dunque questo è la nostra vittoria,

né tempo può venir che la 'nterrompa,

e ogni altro pensier sarebbe vano:

questo è quel don sovrano,

dato dal ciel per finire ogni fama;

quest'è colui che chiama

a grolia singular tutti e mortali;

è un angiolo sanz'ali.

Mira chi questo pulcro oggetto vede,

e non è Alcibiade né Ganimede.

Ipolito, Narciso o Ansalone,

Adonis, Pulidoro e 'l bel Patrodo,

di cui si dolfe Achille cordialmente,

han perso in tutto ogni reputazione,

e di lor grolia è spento el fero nodo,

che sopra ogni altro fu già eminente,

per questo refulgente

miracol novo, degno e peregrino;

ché per ogni cammino

si scorge el nostro ben superlativo,

magno, reale e divo

e regge in grolia tutto l'universo

qual fora sanza lui in caso averso.

Se la natura ogni suo 'ngegno e arte

mostrar volesse 'n formare un oggetto

bel, sanza questo far nollo porria;

e non ch'ella agiugnesse a questa parte,

ma nolle reggerebbe lo 'ntelletto

a cogitare quel ch'ella fece pria,

e stanca a mezza via

sare' nel contemplar cosa sì degna,

che 'n sé regge la 'nsegna

del presente, preterito e futuro

onde si scerne puro

ch'è questo ben quanto ne regna al mondo:

dunque esso è 'l primo, e non può aver secondo.

Tempo è omai a calar nostre vele

e di racôr le sarte, e surto in porto

istar, ché più cercar mestier non face,

con questo alto signor giusto e fedele,

dov'è ogni mio ben, lume e conforto,

ogni tranquillità, riposo e pace,

al qual, quando a lui piace,

serrare può in un punto e 'l mondo e 'l cielo

e porre e tôrre il velo.

Cela e risplende tanti raggi intorno,

ch'a mezza notte e giorno

fa bel parer colla suo viva luce;

ond'è che mi sto me' sotto tal duce.

— Andrai, canzona, al più bel signore,

che 'n tutto 'l mondo truovi, e ti gl'inchina

e digli: «A te mi raccomanda el tuo suggetto,

nobil, leggiadro ed egregio valore,

in tua signoria sola, alta e divina,

contento a quanto piace al tuo diletto;

o tarpato angioletto,

ragion vol che amato sia chi ama!

Adunque a te richiama

questo tuo servo, o bello uccel fenice,

ché tu sol se' che lo puo' far filice».