XI

By Antonio di Meglio

Eccelsa patria mia, però che amore

di te mi stringe tanto

che non saprei dir quanto,

sforzar parlando mi conviene il core,

sì ripien d'ansietade e di dolore

per l'infortunî toi,

che non so qual m'annoi

più: vivere o morir per cotal pena,

la qual, se forse oltra il dover mi mena

al dimostrarmi audace

pel parlare efficace,

mi scusi l'affezion, cagion del duolo.

Madre mia cara, qual ch'io sia figliuolo,

deh, dimmi: onde procede

che 'l tirannico pede

scalpiti i membri tuoi con tal baldanza,

fermando i tuoi malivoli speranza

della summersione

di tua reputazione,

che Italia trïunfar solea già tutta?

E la gran providenzia sì distrutta

ch'esser ne' tuoi car figli

solea, con tai consigli

che a più potente assai mise già il freno?

È quel corale amor venuto meno

che avevi al nome degno,

che nell'azzurro segno

ancor si porta con lettere d'oro?

Fatti avarizia o invidia il suo tesoro

ascondere al bisogno?

Omè, ch'io mi vergogno

a 'mmaginar dove il tuo nome casca,

se adivien che tal discordia nasca

per giusta o ria calunia,

che serri la pecunia

de' tuoi car civi, or che versar bisogna!

Non dottor che Parigi abbi o Bologna,

o quali studî sai,

senz' essa daran mai

buono a salvar tua libertà consiglio.

Deh, non pensino i tuoi simil periglio

portar che gli altri vinti,

ma morti o fuor sospinti

di te, senza sperar mai più ritorno!

Non ti dico, oltra il danno, il grande scorno

de' gridi. O Gnaffi o Lapi,

volete ora esser capi

del governo d'Italia e guidatori?

Usurier, soddomiti e traditori,

saria il parlar più onesto.

E bastasse pur questo,

senza l'offesa delle proprie mani!

Le giunte lepri dai bramosi cani

senton minore strazio.

Stanco saria, non sazio

ciascun d'oprar nelli tuoi danno e scherno.

Qual ti mostra or più amor, volger quaderno

vedresti in un momento,

e mostrarsi contento

del mal, ch'altri che' tuoi non posson farti,

con, sol per garreggiare, abbandonarti.

Di che non piaccia a Dio

che caso tanto rio,

omè, t'avegna per la sua pietade!

Ma certo in via maggiore avversitade

vid'io tuoi figli arditi,

senza richiesta, uniti

venir persone ed oro a profererti,

facendo come quelli ch'eran certi

che, sottoposti altrui,

il loro era di cui

vinti gli avesse, e suore e figli e spose.

L'antica madre, che di sé ti puose,

già non t'empié di vili,

ma d'arditi e virili,

perché operassi quel che lei, in sua vece.

Le magnanime prove ch'ella fece

a conservar sua gloria,

deh, ridutti a memoria

li grandi estremi che per ciò sostenne!

Brenno, Pirro, Annibale o a chi venne

più fier per tôr lor stato,

mai gli fu adomandato

concordia, in qual fu mai maggiore stretta;

né ingiuria mai passò senza vendetta.

Ahi, magnanima madre,

quante opre alte e leggiadre

usasti in ciò, che mai tempo le spegne!

Con quai trïunfi sue vittrici insegne

ornârla saper puoi,

fin ch'ebbe uniti i suoi

nell'affezion di sua gloria ed onore;

né giammai si trovò aver nel core

della avarizia il vizio.

Curio, Attilio e Fabrizio

ne rendon fé, con mille di tai sorte.

Quanto, per lei salvar, curasson morte,

Curzio, Orazio o Torquato

o Muzio adomandato

esser ne può, con numero infinito.

Ma, come fu da lei l'amor partito,

el proprio lor fondâro;

quanto poi l'abbassâro,

a quel che se ne vede oggi si creda,

ché stata è d'ogni ragazzo preda

che séguito abbia avuto,

ed è proprio dovuto

che capiti così chi schifa il vero,

e vuole a sé mostrar che 'l bianco è nero.

Per dio, intendianci inseme!

O glorïoso seme

sceso di madre tanto eccelsa e chiara,

spécchiati in essa e pei suoi essempli appara

pigliar buon, rio lasciando,

con sempre essaminando

per quali opre si scendi o si sormonti.

Il tirannico sangue dei Visconti

dal primo, mezzo e sezzo

t'è per antico vezzo

sempre stato coral nimico e fero,

e pare a lui che a tua cagion l'impero

gli sia di mano uscito;

or pensa a qual partito

saresti sottomessa a cotal sangue.

Voltinsi i visi fieri al malvagio angue,

o car buon cittadini;

noi siam pur Fiorentini,

liber Toscani, in 'Talia specchio e lume!

Resurga il giusto sdegno per costume

avuto sempre a tempo,

né più s'aspetti tempo,

perché nel più tardar tutto è il periglio.

Spieghisi omai il trïunfante Giglio

contra l'orgoglio altero

d'esto tiranno fero

e de' seguaci, a te fatti or ribelli.

E a questi tirannetti conticelli,

se mai il nostro torna,

fiacchinsi sì le corna

che non ti possin più cozzar già mai!

O felice tu, Siena, la qual gli hai

spenti in modo tale

che non ti fan più male,

c'hai disfatti i lor nidi, i quai ti tieni!

Agl'indomiti e bravi sproni e freni

si vuole; voi m'intendete:

e, se voi nol farete

nel campo fia nutrirvi la gramigna;

vuolsi spegner li bruchi per la vigna.

Né altro or più vo' dire,

se non con quel morire

Caton fuggì la servitù v'ammenti.

E vedrete se gli ori o li arienti

si vogliono or negare,

o pur le teste alzare,

o ristrigner le spalle, o stare a bada,

o dir: «Se ella debba andar mal, vada!»,

o dir vili atti e tristi,

di pigrizia e duol misti,

da sbigottir chi gli ode o chi gli vede.

Non par consigli di Romani erede,

non da lancia o da scudo;

e quel che mi par crudo

e di che più mi duole e più n'adonto

è veder far de' veri amici conto

qual de' non cognosciuti,

ma 'n sorta aqual tenuti,

che l'altro numer d'ogni schiuma ha tolto,

con volger lor le spalle e non più il volto,

o dir loro: «Ognun vuole

pelarci», o tai parole

che Iddio si sa com' ora accaggion bene.

Qual se fusse obligato a chiunque vène

del suo proprio a salvarne,

doversi scelta farne,

e quelli ancor con modi a parlar grati.

Deh, car buon cittadin, siate or pregati

che 'l mio dir non sia invano!

E infine conchiudiàno

che s'abbia a buon ripar presto riguardo,

perché nulla varrebbe il penter tardo.