XIV
Crudel Rinaldo, cavalier superbo,
privato di mie schiatta e d'ogni onore,
ingrato alla mie patria e traditore,
fra costor pendo il più iniquo e acerbo.
Aspido della mente e del colore,
strambo, travolto, ontuoso e pien d'inganno,
son di messer Rinaldo il brutto Ormanno,
che pendo allato al padre traditore.
Di tradimenti, falsità e inganni
contro a mie patria già maestro dotto,
però qui pendo col capo di sotto
e di messer Rinaldo son Giovanni.
Per ladro, per ruffiano e per ribaldo,
imprima delle forche bando avendo,
Lisca Peruzzi son, che po' qui pendo
per seguir l'orma di messer Rinaldo.
Non credo che, coniglio o lepre fussi
di me più vile e in parole gagliardo,
poltron, ghiotton, falseron, bugiardo,
traditor, son Lodovico de' Rossi.
Niccolò son d'Anton Gianfigliazzi io,
detto Sacchin, di Pasignan già abate,
bastardo, mulo e qui pendo, sappiate,
perché cercai tradir la patria e Dio.
Contro alla patria a spiegate bandiere
venni, e de' Gianfigliazzi son Papino,
ladro, pazzo, ruffiano e assassino
fui sempre di natura e barattiere.
E più di mie stirpa han questa pecca,
d'essere o ladri o barattieri o pazzi
o traditori, e io de' Gianfigliazzi
son Baldassarri, detto Carnesecca.
I' son Lamberto Lamberteschi, a cui
ben si può dire: «A te volò il cervello»,
con questi traditor farmi rubello
della mia patria, ove gran ricco fui.
Il mio padre Niccolò Barbadori
spogliatore di chiese e di spedali
più ch'io Bernardo, cagion de' mie mali
pianger dovresti fra noi traditori.
Ma più trovossi sbanditi o rubelli
di quest'alma città, che, per tornare,
suo libertà tentassi maculare,
altri che questi rei traditor felli.