XIV
Né corone né ostro o gemme ed auro
giamai mi ponno, o mio Brancon gentile,
rimenar il mio già caduto aprile,
ne qual serpe di nuovo al sol m'innauro.
Hammi in Pindo aduggiato il verde lauro
invida nebbia, a rio tòsco simile;
da la tremante man cade lo stile
e de' pensier si è chiuso il mio tesauro.
Ove manca natura, inferma è l'arte,
perché l'ingegno è 'l gran padre felice
di bell'opre ammirande, eccelse e chiare.
A te, cui Febo ispira e nuove e rare
forme di laudi, d'allogar ben lice
la gran coppia da tutt'altre in disparte.