XIX

By Antonio di Meglio

Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina.

Miserere di me, sana me infermo,

ché, se misericordia or non difende,

tua severa giustizia in giù ruina

l'alma mia ignuda e priva d'ogni schermo.

Ben riconosco me vil, brutto vermo.

Quanto ho cercato in su volar sanz'ali

per soprastare il tutto!

Tal ch'io non so come in giù tanto cali

ch'io sia del fallo appena equal redutto

per tormento, martìr, duol, pianto e lutto,

per contrizione o penter ch'io mi faccia,

se dalla grazia tua non viene il frutto,

sanza la qual mai fia chi satisfaccia.

Per che, Signor, ti piaccia

armarmi d'umiltà contra superba,

meco spigata, meco nata in erba.

Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina,

ché 'l mio delitto e la mia ingiustizia

non t'è nascosta, che mi' alma rende

livida, brutta, bieca, e più la 'nclina

a rallegrarsi dell'altrui tristizia

e conturbarsi d'ogni altrui letizia

e di qualunque sale o è salito,

in palese o in occulto

a nuocer sempre, acceso all'apetito

di risse e divisioni e mal tumulto.

Ahi, vizio iniquo, c'hai barbato e sculto

tanto dentro da lei li velen tuoi

ch'ogni amor v'è del prossimo sepulto!

Per che, Signor, ch'amor sol vuoi da noi,

deh, piacciati, ché puoi,

fondarmi in carità contro alla invidia,

che 'l corruppe e giù 'l mondo infastidia.

Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina.

Putre e corrutte son mie cicatrici

dalla faccia dell'ira, che dipende

dalla tua indignazion, che fa meschina

l'alma, se con pietà lei non respici.

O bramosi pensier, sempre infelici,

involuti ne' ben del mondo rei,

sperando in lor quïete

e quelli assumer degli altrui omei,

nessuna coscïenza vi repete!

Non si può spegner l'insaziabil sete

ch'oltra tutto togli, trai e tieni;

ma quanto s'ha di lor vie più sapete.

Adunque, o largitor di veri beni,

per grazia mi sovieni

di santa largità contra avarizia,

c'ha maggior fame quant'è in più divizia.

Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina.

In mie peccati e iniquità concetto,

monda 'l peccato reo, che l'alma accende

sanza mesura, regola o dottrina

e sanza freno, riguardo o rispetto

al mal, che sì impedisce l'intelletto

che non può cerner vero in alcun modo.

Ma, s'ascolto o rispondo,

tutto imperfetto dico e così odo.

Sommergerei per poca ingiuria il mondo;

sempre conturbo ogni loco giocondo

e sempre ho il viso del color del core:

vivo superbo, ontoso e furibondo.

Per che te priego, o sommo Redentore,

ch'io sia col tuo valore

benigno e mansüeto contro a l'ira,

ch'altri, possendo, e sé rode e martira.

Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina,

ché i miei dì declinati son com'ombra.

Secco qual fieno, e brutta forma prende

l'alma di vilpistrello, e già vicina

al passo che da' membri la disgombra;

e pur di tristi e rei pensier s'ingombra,

ne' quai s'involve e si ristringe e fascia.

Mai nullo bene spera;

languida e malinconica s'accascia

con Tesifone, Aleto e con Megera.

D'ogni ben si sconfida e 'l mal s'avera;

dolente vive, pigra e negligente.

Per che, quantunque già sia presso a sera,

piacciati farmi, o Padre onnipotente,

sollicito e fervente,

con virtù pugnator contra l'accidia,

ch'aghiada ogni alma nelle qual s'anida.

Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina.

O Redentor del popol d'Israele,

vedi a quanta viltà l'alma conscende,

che s'è fatta de' cibi una cocina

per contentar del senso ogni suo velle,

essercitando il gusto a tutte quelle

ingorde ghiottonie che 'mpinzan l'epa,

di vini e di vivande

fatto un sacco ripien, tanto che criepa.

E, oltr'al secondar le sue domande,

sprezza il ber l'acque, il mangiar quelle ghiande

degli antichi, pe' quai si dice e crede

che vizio in lor non fu, piccol o grande.

Per che, Signor ond'ogni ben procede,

per tua grazia e mercede

fammi astinente e sobrio contro a gola,

ch'occupa il corpo e i ben dell'alma imbola.

Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina

e non entrar col tuo servo in giudicio,

ché mai giustificato uom si comprende

nel tuo cospetto, o maiestà divina,

non ch'io, sanza virtù, pien d'ogni vizio,

fatto recetto, albergo e tristo ospicio

d'ogni lascivia e crudel voluptate.

Fornicazio e libido

m'han converso in natura e qualitate

porcina, al seguir Venere e Cupido;

per ch'a misericordia e piatà grido

piangendo, o Signor mio, ch'al dar sentenza

di me sien teco, perch'ancor m'affido

che mi concederai per tua clemenza

verace continenza

di santa castità contro a lussuria,

ond'esce il mal con che più l'uom t'ingiuria.

— Deus, in adiutorium meum intende.

Domine, ad adiuvandum me festina.

E tu ora per me, del ciel Regina.