XVI
Poi che l'ancella a Dio tanto diletta,
che facendo con noi fido soggiorno
sparse virtù celeste a l'alme intorno,
è in cielo angela pura e benedetta,
nebbia di duol m'è sì nel cor ristretta,
che s'a la penna lagrimando torno,
cieco quel ch'eri scrissi, oggi distorno,
e sol di seguir lei pensier m'alletta.
E mentre il mio disio non giunge a riva,
ché pur rimango in tenebrosa parte,
né vuol ragion ch'io di mia man mi scioglia,
l'afflitto spirto un sol conforto avviva,
che 'l suo valor, ond'hai tue rime sparte,
a pianger meco ogni bell'alma invoglia.