XVI
O bella fronte, ove fu teso il laccio
che dolcemente mi ristringe il core!
O lucidi occhi, che soave ardore
spargete in cui mi struggo, ardo e agghiaccio!
O parlar saggio, ond'io sovente scaccio
de l'alma ogni noioso, aspro dolore!
O perle, o bei rubin, fra' quai l'odore
sorge, cagion del mio gioioso impaccio!
Ben ricevei cortese e largo dono
di tanta alta vaghezza il lieto giorno
ch'Amor di voi mi fece umil soggetto.
Or perché, lasso, quel divino oggetto
non mi dimostra quante grazie sono
dal ciel discese a far nosco soggiorno?