XVIII
Vergine santa madre glorïosa
di quel eterno e santissimo Verbo,
del qual se', oltra madre, figlia e sposa,
più volte già nel mio tormento acerbo,
che con tanti martir affligge e strazia
ogni mia polpa, ogni mio osso e nerbo,
mosso mi son per domandarti grazia.
Ma de' delitti miei l'offensione
fatta al tuo car figliuol m'ha tolto audazia,
e questo ostacul sì fuor di ragione
m'ha tratto che dell'alma in fino a ora
tenuto ha il seggio la disperazione;
e quella in signoria sarebbe ancora,
se lo spirar della tua grazia santa
non venìa quivi a discacciarla fora,
là dove in cambio hai radicata pianta
d'una sì viva, certa e alta speme
che mai per caso alcun non se ne schianta,
perché, fra l'altre tue grazie supreme,
t'ha dato che tu possa ciò che vuoi
el Padre, el Figlio e 'l Spirto Santo insieme.
El tuo spirarmi è stato che per noi
miseri peccator tu fusti eletta
al sommo grado perché tanto puoi,
perché, oltra tua clemenzia, a te s'aspetta
per noi orare a chi sempre t'essaude;
e quantunque sia l'anima più infetta
del peccator, tante più degne laude
meriti, e quanto più su fra gli eletti
d'un convertito peccator si gaude
che di novantanove altri perfetti.
Però te priego, obsecro e supplìco,
o madre santa, con tutti i miei effetti
che dal comune perfido nimico
mi scampi, guardi, salvimi e difenda,
com'è la speme di ch'or mi nutrico;
la qual ti priego che ognor più s'accenda
dentro dall'alma mia, per te sicura
che a quel Signor, che me la diè, la renda.
E benché nelle fatte degne mura
pinta tu sia per arte e 'ngegno umano,
con tanta devozion la tua figura
fece chi puose a tal disegno mano,
che piacque a te che sì divota intenza
apparisse suo effetto esser non vano,
ma, come fusse alla tua propria essenza
chieste le grazie con sommo fervore,
in quella d'essaudir fosse potenza.
Adunque, madre del buon Redentore,
umil, con le man giunte e genufletto
e posto a piè del sacro altar col core,
sopra il qual figurato è il santo aspetto
di te, donna del ciel, là dove intendo
versificando dir nel tuo cospetto
quel mister sacro, santo e reverendo
che fu principio al nostro redimire,
regina santa, il tuo favor chiedendo,
perché son certo non poter fallire
avendo la tua grazia per mio duca,
e preso per materia il proprio dire
de l'Evangelio che compose Luca,
per che ti priego che la facci grata
a chi a dirla o udir si conduca.
Vergine benedetta, annunzïata
da l'angiol glorïoso Gabriello,
a l'uom detto Ioseph desponsata,
della prole di David, il sacro e bello
saluto in Nazareth reccato seco,
mandato a te dall'alto Emanuello:
«Ave, gratia plena, Dio sia teco
e fra le donne benedecta tue,
per cui si rende lume al mondo cieco!»
E veramente ragionevol fue
che ti turbassi, udendo tal sermone
adritto a te coll'altre parte sue,
e cogitasse la salutazione
qual era e come e donde essa venìa,
sendo, qual fu, di grande amirazione.
Per ch'elli a te: — Ne timeas, Maria,
ché grazia apresso Dio tu trovato hai
— e ben fu grata e più d'ogni altra pia —.
Ed in utero tu conciperai
e partorirai figlio, il cui dignissimo
e santo nome Gesù chiamerai.
Questo fia grande, e figliuol dell'Altissimo
sarà chiamato, e di David la sede,
suo padre, dal signor Dio grandissimo
data gli fia, sì come a giusto erede;
e in casa di Iacob anco in eterno
regnerà, perché a lui tutto succede,
il cui regnar sarà con tal governo
che 'l regno suo già mai non avrà fine —.
Il perché, udito il dir tanto superno,
sendo tu rosa nata senza spine,
che non sentisti mai di carne il tosco,
tutta composta di parti divine,
rispondesti al parlar, che t'era fosco,
sendo te pura vergine e pudica:
«Come fatto sia ciò, ch'uom non conosco?»
E benché con ragion gli contradica,
umanamente rispondendo, in quanto
di voluttà carnali eri nimica,
esso, che conoscente era di tanto,
rispose a te dicendo: «Or lieta fatti,
ché in te sopra verrà lo Spirto Santo;
dell'Altissimo ancora obumbreratti
l'altissima potente sua virtute;
il perché quel, il qual nascer faratti
santo, ripien sarà di tal salute
che chiamato sarà figliuol di Dio».
E con ragion mirabili e dovute
ti mostrò col parlar che poi seguìo:
«Et ecce Elisabeth, cognata tua,
la qual figliuol, sanza carnal disio,
ha conceputo in senectute sua
e ciò nel sesto mese è già visibile».
Quest'era il parlar miro fra voi dua;
ha questa, ch'era sterile, incredibile
questo; ma presso Dio ciò ch'esso vuole
né fu né è né sarà mai impossibile.
E, conoscendo tu queste parole
esser da Dio mandate e non da uomini,
tutta col cuor rivolta al sommo Sole
dicesti allora: «Ecce ancilla Domini».
E seguisti, mostrando il tuo consenso:
«Sia fatto a me secondo che tu nomini».
Ed in quel punto il sommo Padre immenso
il suo Figliuol nel ventre tuo rachiuse,
e fatto è uomo Dio di carne e senso.
Regina santa, per colui che infuse
in te le grazie, onde tu se' sì degna,
una minima mai, non mille Muse
laudar o tanto o quanto si convegna
impossibil saria; umil ti priego
che della tua clemenzia or mi sovegna.
O fonte di pietà, non mi far niego
ridurmi col tuo segno in salvo porto,
però che senza il tuo soccorso aniego!
E se le pene che nei membri porto
non son per ben de l'anima permesse,
piacciati mitigarle a mio conforto,
o finestra del ciel! E s'io chiedesse,
per soperchio disio contra 'l dovere,
ch'altro che la tua voglia in me volesse,
riduci la mia voglia al tuo volere,
replicandoti infin dei versi miei
con ogni possa, mio ingegno e sapere
che non si oblii el miserere mei.