XVIII
L'affetto, che vorria ch'io fossi voi,
non contento che in voi le luci porga,
e che per gli occhi dentro al cor vi scorga,
affanna frettoloso i moti suoi,
e, benché amore e servitù fan poi
che del dovervi riverir s'accorga,
non è però che più che mai non sorga,
ond'io tremo, e confusi siam tra noi.
In questa passïon si perde il senso,
e il soverchio voler è cagion ch'io
a pena il fiato fuor del petto porte;
quindi è quel tanto ardor che quando i' penso,
parlando, discoprirvi il foco mio,
son, pria che nascan, le parole morte.