XXI

By Antonio di Meglio

Se alcun uom mortal può render grazia,

o Vergin, santa somma imperadrice,

debita a tua pietà che ciascun sazia,

i' son colui 'n cui sommamente lice;

e più che altri mi tengo ubrigato

espor l'alma per te, vera beatrice,

per l'eccellente don che m'hai donato:

ch'essend'io presso al fin della mie vita,

d'ogni sossidio uman quasi privato,

a te ricorse l'anima smarrita,

chiamando il nome tuo, dolce Maria,

che mai non falla a chi le chiede aita.

E non fu vana la speranza ria,

ché pria chiamarti non pensai nel core,

ch'intesi certo la salute mia.

Quest'è l'usanza dello immenso amore

che tu ci porti, o fonte di pietade,

ché tu procuri atare il peccatore.

O vaso eletto di verginitade,

o sol sereno, in cui fulgido viso

ben si compiace tua umanitade,

o specchio singular del paradiso,

porto sicur di questo nostro mare,

che 'l peccator dal pianto torna al riso,

umilemente vengo a vicitare

tuo maestà, ché 'n questo luogo santo,

per più miracol, tua potenzia appare!

Se vòto di peccati non è tanto

quanto conviensi a te il miser core,

cuopra suo iniquità il tuo gran manto.

I' mi confido tanto nello amore

grande che porti a nostra umanitade,

ch'a te venir non dubio, peccatore.

Chi dubia tornar vòto di piatade

da te, gran fiume di misericordia?

ché smorza il fuoco di crudelitade

el tuo sacrato petto. Ogni discordia

fra noi e Dio, quand'è più forte irato,

lievi co' prieghi e fai pace e concordia.

Mentre ch'i' vivo, fia da me essaltato

l'alto valor di tua degna clemenza

e 'l sacro e santo tuo nome laldato.

Sempre predicherò la tuo eccellenza,

c'ha' fatto a me, miser peccator vile,

più tosto degno d'iniqua sentenza.

Pietà creata alla tuo mai simìle

non fu, né fia, Vergine benedetta;

taccia chi altro canta in altro stile.

Più che la tua non fu alma perfetta

da Dio creata, non dico di quella

che fu da lui pel suo Figliuolo eletta.

Tu se' la vera tramontana stella,

che 'l cammin mostri all'umana natura

di venir suso alla superna cella.

Chi 'n questo mar terribil s'assicura

por la suo nave sanza il tuo governo

può scerner certo che non va sicura.

Qual degne lalde, che del Verbo eterno

a te sì si può dar, sagrestia santa,

o avocata nostra in sempiterno?

Qual è colui sì stolto che si vanta

poter trar grazia mai dal sen di Dio,

se nel tuo santo gremio non si ammanta?

O sola mie speranza e mio disio,

o santo giglio del celeste prato,

che d'odor empi il gran collegio pio,

ecco 'l tuo servo, che tu hai comperato

co' benefici immensi e tuo gran doni,

e che da morte a vita hai sucitato.

Con umiltà ti priego che perdoni

a me, che pel peccare avie smarrita

tuo santa gregge: or fa' ch'i' vi ritorni!

Non è degna mie voce essere aldita,

ma so che tu benigna essaldirai

mi' alma, che di suo falli è pentita.

Ispira in me d'un de' tuo santi rai,

ch'allumini mie vita tenebrosa,

che più da te non si parta giammai;

e 'l piccol dono, Vergine gloriosa,

che qui presento inanzi a tuo eccellenza,

el quale a te conosco esser vil cosa,

ricevil grato per la tuo clemenza,

e in suo vice soprisca l'amore

grande, ch'i' porto a tua magnificenza.

Tuo degne lalde, le virtù e l'onore

non son sofficïente di cantare,

perché far ciò non può l'uman valore;

onde tacerle è meglio assai mi pare,

sentendomi impotente a tanta impresa,

ch'io indegnamente volerne laldare.

Or dalla cauta rete, c'ha già tesa

ancora il tuo nimico per pigliarmi,

libera me, ch'i' non so far difesa.

Da chi mi insidia piacciati aiutarmi,

e col mio car fratello in santo amore

fa' ch'io in eterno possa governarmi,

e 'l popol, di che ci hai fatto signore,

con carità, con giustizia e con pace

possiam regnare infino all'ultim'ore.

Collo splendor della tuo santa face,

sempre mi mostri in questa mortal vita

el peccato schifar, che sì ti spiace,

e cogli eletti alfine istabilita

l'anima mia, che possa contemplare

te, santo giglio, e la bontà infinita,

ché lassù meglio ti potrò laldare

cogli beati in eterna concordia.

Per che quaggiù non cesserò cantare

che tu se' madre di misericordia.