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By Antonio Tebaldeo

Pien d'un vago pensier che me inamora,

giva pensando del mio acerbo stato,

quando mi scorse in loco aventurato

Amor, che a' fianchi mi sta fermo ognhora.

Volsimi, e vidi uscir d'un tempio fora

il mio bel sol, de vivi raggi armato;

ma poi che me rivolsi a l'altro lato,

vidi la dea che 'l cielo e terra honora.

Voltarme a Flavia me stringeva Amore;

conscïenza, nemica a ogni male atto,

repugnando dannava i pensier' mei;

cussì, dubioso a cui facesse honore,

riscossimi e, divoto e smorto a un tratto,

volsi gli occhi a madonna e il spirto a lei.