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By Bernardo Tasso

Ecco che 'n oriente

incomincia a mostrarsi

co' capei d' oro sparsi

la madre di Memnon chiara e lucente,

e già nel cielo spente

l' accese faci, il mattutino raggio

co' begli occhi n' adduce,

e con la vaga sua purpurea luce

facendo a l' ombre oltraggio,

al sovrano pianeta apre il viaggio.

Vieni, candida Aurora,

e di pura rugiada

questa e quella contrada

rinfresca, e fa' tra noi dolce dimora;

o Dea cui 'l mondo onora,

che porti teco ne la fronte il giorno

e 'l ciel bianco e vermiglio

fai col sereno tuo tranquillo ciglio,

vedi che d' ogn' intorno

onorano i mortali il tuo ritorno.

A te amaranti e rose

et amomo odorato

con spirar dolce e grato

portano l' aure lievi et amorose;

le sorelle dogliose

ti salutan con lor soave canto

tra' più frondosi rami,

e par ch' ognuna ti disiri e chiami

acciò che 'l lume santo

tolga a la terra il tenebroso manto.

La figlia di Latona

al tuo vago apparire

incomincia a fuggire,

e i suoi destrieri a lieve corso sprona

seguendo la corona

de la bella Arianna, che partita

è con la notte oscura

per la strada del ciel tranquilla e pura,

e piange scolorita

con le stelle sua grave dipartita.

Già posto il ricco freno

a' corsieri d' Apollo

e l' aureo giogo al collo,

ti seguon l' Ore per l' aere sereno,

col sen di fiori pieno,

e qual adorna le tue chiome bionde

di gigli e di viole,

qual ti va inanzi, e qual invita il Sole,

che tardo ancor s' asconde,

a sorger teco omai fora de l' onde.

O moglie di Titone,

tu con la bella fronte

mostri al nostr' orizzonte

quanta vaghezza il cielo in te ripone;

dal sovrano balcone

del lucido oriente uscendo fuori,

di tenebre disgombri

la terra, e di splendor tutta l' ingombri,

e con soavi errori

depingi il mondo de' più bei colori.

Il Sonno pigro e grave,

compagno de la Morte,

ne le paterne porte

fugge leggier, ché di tua vista pave;

la sua spalmata nave

spingendo for del porto, il bon nocchiero

con l' ampie vele aperte

solca del mar l' onde fallaci e 'ncerte,

e con occhio cervero

vede il securo e suo miglior sentero.

Levasi il peregrino

da l' ozioso letto,

e dal desire astretto,

movendo con tua scorta al suo camino

i piè, nel mattutino

fresco raddoppia i passi, e 'l crine cinto

di verdi fronde, canta

sì come Ippomené vinse Atalanta,

come del labirinto

uscì Teseo, il fero mostro estinto.

Non volga il caro amante

che già per Procri ardea,

o bella e vaga Dea,

in altra parte le fugaci piante;

ma con umil sembiante,

sendo già 'l cor da tua beltà conquiso,

tutti i passati affanni

posti in oblio, ristori i gravi danni,

e nel tuo grembo assiso

or dal collo ti penda or dal bel viso.

Tosto (la tua mercede)

vedrò gli occhi sereni

di grazia e d' amor pieni

di lei che fe' del cor sì dolci prede,

dove Donna ancor siede

e tiene il fren de' miei pensieri in mano,

che vaga a maraviglia

a l' alta tua beltà sola simiglia,

il cui soave e piano

sguardo ogni amaro fa da sé lontano.