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By Giacomo Leopardi

Passando un fiume torbido

Con soma assai pesante,

Sentia dal fango un asino

Imprigionar le piante.

Dovea sforzi incredibili

Far per uscir di pena,

E guadagnava il margine

Con affannata lena.

Un dì con ragli queruli

Il misero somaro

Al fiume rivolgendosi,

Fece un lamento amaro.

Perché mi dai, dicevagli,

Un sì difficil guado?

È forza del mio spirito

S'io non vacillo e cado.

E, per maggior disgrazia,

A questo reo cammino

Sovente riconducemi

Il mio crudel destino.

Da fiume, in stil laconico,

Fu a l'asinel risposto:

Va: si porrà rimedio

A questo mal ben tosto.

Dopo due lune, trovasi

Al consueto varco

Lasso e anelante l'asino

Sotto pesante incarco:

E vede in alto sorgere

Avanti al suo cospetto

Un ponte, alquanto ripido,

Novellamente eretto.

Egli si ferma immobile,

E sospirando dice:

Dunque or, sì stanco, ascendere

Dovrò quella pendice?

O fiume, tu mi liberi

Da un mal con altro male.

Ma il fiume: taci, o querulo,

Stoltissimo animale.

Senza cotante smorfie,

Se valicar tu vuoi,

O l'erta o il guado scegliti:

Ambo evitar non puoi.

Passo di fiume torbido

È pur la nostra vita:

Dunque aspettar dobbiamoci

O il fango, o la salita.