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O di rara virtute altiero essempio,
donna cui 'l ciel fu di beltà sì largo,
ch'appo voi perderia la donna d'Argo,
che recò a Troia sì doloroso scempio.
Se per levarmi da l'oscuro ed empio
secol, che di mortifero letargo
preme chi 'l segue, ne' miei versi spargo
le vostre lodi e tante carte n'empio,
è ch'io conosco me basso e terreno,
voi eccelsa e divina, e con i vanni
del nostro nome spero alzarmi al cielo.
Talché, quantunque se ne venga meno,
questo terrestre mio caduco velo,
i' mi viva per voi mille e mill'anni.