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By Anton Francesco Grazzini

Io vo' farvi saper, caro Bettino,

com'io sto e qual è la vita mia;

la febbre credo averla tuttavia,

e non posso patir né pan, né vino.

Non vo del corpo punto, né miccino:

la notte poi, quando dormir vorria,

sento far le zanzare armeggeria

e le mie gote sono il saracino.

Altre nell'aria si stan borbottando

un certo orribil suon pien di terrore,

che farebbe paura al conte Orlando.

Altre di poi ne vengono a furore

inverso il viso mio forte ronzando,

mi dan trafitte che ne vanno al cuore.

Io per l'aspro dolore

e per farne vendetta con gran furia

mi batto il ceffo e fommi doppia ingiuria.

Elle tornano a furia

trafiggendomi più di mano in mano:

ed io mi do ceffate da cristiano.

E questo giuoco strano

mi convien fare perfino al mattino:

che venir possa il canchero al Bronzino!