16
Se 'l pensier, che dal core
tristo mai non si parte,
potesse farsi altrui, parlando, aperto,
de l'aspro mio dolore
fôra scema gran parte,
ov'ei cresce ad ogni or stando coperto;
né in vil loco o deserto,
in piaggia, in selva o in monte
avrei sì spesso albergo
né innanzi, a lato e a tergo
stariami chi mi strugge e fa mill'onte.
Troppo son fier nemici
i pensieri infelici;
sempre stanno a l'assalto ed a l'offesa,
né giova contro lor fuga o difesa.
Benché, se talor spinto
son tra le genti a forza,
non mostri punto in viso di dolermi
(ahi quanto il mondo è finto
e quanti in verde scorza
arbor son rosi da secreti vermi!),
io, per celar potermi,
sotto la fronte allegra
chiudo i sospiri e 'l pianto,
e 'n simulato canto
copro la vita mia dogliosa ed egra,
e con vista serena
fascio l'immensa pena;
e dentro al piè de la fiorita sterpe
cruda s'asconde e velenosa serpe.
Se, come i vestimenti
s'aprisser gli uman petti,
quanto vi si vedria, che non si crede!
Ché de l'arcane menti
le lingue e i nostri aspetti
certa sempre non fanno e vera fede.
Sallo chi 'l cor mi vede,
s'egli è mio stato acerbo,
e se, come sepulcro,
di fòri ornato e pulcro,
orrenda morte dentro e fetor serbo.
Non tutto oro s'intende
ciò che riluce o splende,
né cosa si conosce al mondo meno
che per la fronte quel ch'abbia altri in seno.
Così, lasso! ho temenza
di penar, mentr'io viva,
senza trovar pietà de' miei martìri:
però che l'apparenza
è d'ogni dolor priva,
pur come vuol chi tempra i miei desiri.
Amor, ch'a ciò mi tiri
(ch'altri non ha tal possa),
mio core, a tutti ignoto,
fa tu palese e noto
a chi prima gli die' l'aspra percossa;
ch'a lei desio mostrarlo,
a tutt'altri celarlo
son fermo, ed anco poi ch' io sia sepulto,
tener l'affanno del mio petto occulto.
O voi d'Amor seguaci,
seguite il mio consiglio:
temperato sia sempre il vostro affetto.
Dir mi potreste: — Taci;
provvedi al tuo periglio,
pria che ti caglia de l'altrui difetto. —
Ma tal laccio m'ha stretto,
che provvidenza umana
non fia mai che 'l discioglia;
e spesso l'altrui doglia
medico infermo e non la sua risana:
pur ch'altri util vi dia,
non curate chi sia;
sì de' sempre ciascuno esser contento
schifare a l'altrui costo il suo tormento.
Di lasciarti veder ti guarderai,
canzon mia, se ben pensi
tuoi detti inculti e sensi,
ed al giudizio degl'ingegni altèri
starai nascosta più che i miei pensieri.