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Tu che con gli occhi ove i più ricchi e veri
trionfi addusse e tenne 'l seggio Amore,
festi pago il desio, dolce il dolore
e serenasti i torbidi pensieri;
tu (potrò in tanto duol mai dirlo?), ch'eri
specchio di leggiadria, di vero onore,
sei spenta ed io pur vivo in sì poche ore,
misero esempio degli amanti altèri.
Aprasi il tetro mio carcer terreno,
e tu, vero e novo angelo celeste,
prega il Signor che mi raccolga teco,
e per te salvo sia nel bel sereno
eterno, come fui felice in queste
nubi mortali, ov'or son egro e cieco.