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By Giovambattista Marino

Un vago vezzo di vermiglie rose

che ne' prati del ciel colse l'Aurora

e 'n caderle di sen raccolse Flora,

poi Tirsi in treccia di sua man compose:

perché da l'altro sol, che sì noiose

fiamme saetta in questa fervid'ora,

difendiate il mio sol, che i boschi onora,

vi dono Aure soavi, Aure amorose.

Clori sì belle entro i begli orti suoi

forse non l'ha: né tinte a le sue piaghe

Venere in Cipro sì leggiadre e liete.

Ma voi sotto il bel piè più vive e vaghe

vedrete aprirne: e del bel volto poi

più ridenti e più fresche ogn'or n'avrete.