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By Giovanni Guidiccioni

A quel che fe' nel cor l'alta ferita,

soavissimo stral, cheggio perdono,

se degli occhi, ond'uscìo, più non ragiono,

e se d'altra beltà l'alma è invaghita.

Poi che lor luce e mia speme infinita

Morte empia spense e 'l suo più caro dono

chi cel die' si ritolse, in abbandono

diedi al dolor la mia angosciosa vita;

le cui spine pungean l'anima tanto,

che non scerneva il suo sereno stato

e chiudeva a se stessa il camin santo:

diei loco a nuova fiamma, onde, lentato

il duol acerbo e scosso il mortal manto,

vengo, ove sei, talor lieto e beato.