32
Deb'io morir? Che mi consigli, Amore?
Egli è pur tempo omai
di palesar la mia mortal ferita:
troppo soperchio è, Amor, questo dolore
che non scema già mai,
si ch'io mòro, s'i' non ti chieggo aìta;
sento fuggir la vita;
il duol più cresce quanto più s'asconde;
ma 'l timor mi confonde,
che nel mio petto col desir combatte;
e se l'un mi dà ardir, l'altro l'abbatte.
Come ne l'alto e tempestoso mare
suol far stanco nochiero,
ch'or quinci or quindi lo combatte il tempo,
e convien d'ogni parte riparare,
e colmo del pensiero,
sospeso sta nel suo periglio lento;
così nel petto sento
contrastar la temenza col desire:
questo mi sprona a dire,
l'altro a tacere; e tal gioia mi dànno
ch'i'sto lento e pensoso e acresco il danno.
Così dentro al mio petto han posto il campo
questi iniqui guerrieri
che fanno dentro a me sì lunga guerra;
né veggio dove far mi possa scampo,
o dolce tregua speri;
ché l'uno e l'altro a più poter m'afferra
ed ogni speme atterra;
e ciascun d'essi è più periculoso,
ed il fine è dubbioso:
s'io taccio, mòro, e 'l dir porta periglio.
Non so che fare, Amor: dàmmi consiglio!
So bene, Amor, so ben oh'io non son degno
d'una tanta beltade,
ma s'amarla mi sforza il mie destino,
che posso io più? Di non amar m'ingegno:
non son io in libertade,
non può voler uman contr' il divino.
Perle, nevi ed or fino,
coralli, ebano avorio, gigli e rose
vi son nel petto ascose,
sì oh'io non posso far oh'io non li pensi,
per questo dunque, Amor, morir conviensi?
I'mòro; se tu vuoi non arò morte,
ma ch'ella 'l sappi al meno:
questo sol bramo al fin, questo mi piace.
So ben ch'egli è mie duol sì duro e forte,
oh'io verrò presto a meno;
né che 'l mie mal si mostra o s'el si tace,
non spero aver mai pace,
ch'io mison posto a disegual impresa.
Ben ha 'l mie mal difesa:
un seren de' begli occhi, un sguardo altero;
ma io, lasso!, nol merto e io nol spero.
Canzon, fa dunque fine,
ch'io vo' morire; ed ella sì sel vega
e nel mie fronte il lega.
E se pietate avrà del mio tormento,
può con un sguardo sol farmi contento.