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Qual voce, lingua, mano, stile o verso,
Qual più sublime e glorioso ingegno
Gionger potrebbe mai al vero segno
Del mio infelice stato e sì perverso?
Sol giorno e nocte lacrime qua verso,
Fuor di speranza e pien di mortal sdegno,
Fra horribel onde, gionte in picciol legno
Dal mio fido succorso, oymè!, diverso!
Da Madonna lontano, anzi dal sole,
E da duo stelle, ond'io regea mia vita,
Mi vegio in alto mar senza governo,
E quanto più il mio mal mi struge e dole,
Al mio chiamar mercé men trovo aita
Sì che senz'ella il mio dolor fia eterno.