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Come 'n cità che da crudeli et empi
nemici, oltra le morti e le rapine,
giace conversa in ceneri e 'n ruine,
con miserandi e non più oditi essempi,
tra gli altri d'edifici acerbi scempi,
ove sian nati stecchi e dure spine,
per riverir ognun l'opre divine
sol si vedeno interi i sacri tempî;
tal il mio cor, da cui Fortuna acerba
ha svelto ogni piacer, ogni speranza,
sì che 'n lor vece è nata inutil herba,
del suo stato di pria sol questo avanza:
che 'l tempio più che mai saldo riserba
ove dipinse Amor l'alta sembianza.