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By Angelo Di Costanzo

Come 'n cità che da crudeli et empi

nemici, oltra le morti e le rapine,

giace conversa in ceneri e 'n ruine,

con miserandi e non più oditi essempi,

tra gli altri d'edifici acerbi scempi,

ove sian nati stecchi e dure spine,

per riverir ognun l'opre divine

sol si vedeno interi i sacri tempî;

tal il mio cor, da cui Fortuna acerba

ha svelto ogni piacer, ogni speranza,

sì che 'n lor vece è nata inutil herba,

del suo stato di pria sol questo avanza:

che 'l tempio più che mai saldo riserba

ove dipinse Amor l'alta sembianza.