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By Angelo Di Costanzo

Mentr'io scrivo di voi, dolce mia morte,

per obligarmi la futura etate

con dar depinta a lei quella beltate

che 'l ciel diè viva al secol nostro in sorte,

veggio ch'uscendo fuor d'humana sorte

voi stessa d'hor in hor tanto avanzate

che le lode hier da me pinte e formate

trov'hogi al vostro merto anguste e corte.

Onde, non potend'altro, i' son costretto

perché poi pensi ognun qual esser debbe,

lasciar al fin de l'opra un simil detto:

Tal era un tempo, ma poi tanto crebbe

poggiando al ciel, che 'l debil intelletto

di volar dietro a lei piume non hebbe'.