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By Giovanni Muzzarelli

Mentre che voi ne' vaghi ampi soggiorni

della città, che spera ancor per voi

d'agguagliar lieta il ben d'i primi tempi,

fondate nella mente opra, per cui

se stessa tutta e i sette colli adorni

d'antica gloria e renda voti a i tempi,

stancando voi sotto il celeste incarco

col Vicario di Dio, che con voi parte

l'alte cure che 'l Ciel commise a lui,

e fate dubbio altrui

qual sia, il senno o la fede, in voi maggiore,

l' oprar bene o la speme, onde sì carco

si fe' il mondo e gioioso d'ogni parte

quando il vostro destin cominciò in parte

verso tanta virtù farsi men parco;

io qui, Signor, per procacciarvi onore

e la lingua e la man stanco e lo ingegno,

e perché al secol che verrà sien conti

il nome di Leone e 'l vostro, ingegno

di risonar a i monti

e della nostra età gli alti ornamenti

portar cantando in fin al cielo,a i venti.

Così, vie più che saggio ardito forse,

su le sinistre coste d'Appennino

fin d' Elicona tra(r) le Muse ho spene,

e sì quelle chiamando adoro e inchino,

arso d' amor, ché, da che pria s' accorse,

non pur vaga una al mio pregai sen viene,

né sdegna a i versi miei temprar la voce,

sempre inalzando più le mie speranze

con gli ardenti desii in ch' io le affino.

Ma lasso! empio destino,

quand' ha più pace, il cor spaventa, in guisa

ch' ei trema in mezzo 'l foco ove si coce;

e perché dietro a 'l altre desïanze

di pensier in pensier sé non avanze,

quel che sol più d' ogn' altro in ciò mi noce,

povertà, da ciascun tanto derisa,

mi è già vicina; e io non posso aitarmi,

se voi, Signor, in qui la mente spera,

non ripigliate l' armi,

porgendo a quel ch' è di virtude un sole,

miste con preghi, un dì queste parole:

– O sacro Re, con cui l' eterno impero

largamente ha diviso il sommo Giove,

che contento or da voi gran cose attende,

vicino a i lidi ov' Adria freme ed ove

fra 'l Rubicone e 'l bel Metauro altero

più lungi un corno il Re de' monti stende,

per sparger sol di voi la fama e 'l grido

dal Borea al' Austro e fin da Gange a Tile

fa desïoso un uom tutte le prove.

Sol vero amor il move,

e desio di piacervi, e maraviglia

delle tante virtù che 'n voi fan nido;

di ciò si pasce, ogni altra cosa ha vile.

Ma mentre innalza e la voce e lo stile,

volando dietro al suo pensier più fido,

che già gl'impenna i vanni, e lo consiglia

lasciar la terra e sollevarsi al cielo,

con più furor minaccia, ov' ei men teme,

stella nemica, e face il cor un gelo,

e la maggior sua speme,

fondata sol ne le impromesse vostre,

par che più frale ad or ad or li mostre.

Perché da 'l alte e glorïose cure

nel ritrae stanco si malvagia sorte

a pensar se da lui fosse il diffetto;

in tanto il duol, che suoi doler più forte

ne l'alme in sé ben d'ogni error sicure,

di gelati pensier gli ingombra il petto;

ma poi che,ahi lasso! a sé mirando in seno,

vede il cor senza colpa aperto e ignudo,

vive una lunga e dispietata morte.

E ben ch' il riconforte

sua coscienza e a ben sperar l' invite,

e bontade, onde avete il cor sì pieno,

sia quasi incontro a rio fortuna scudo,

non per questo il destin fallace e crudo,

che colma il viver suo d' atro veleno,

creder lascia che mai contra il costume

possa seco tener pace né tregua.

Ben priega il vostro a lui cortese nume

che, perché altri il persegua,

non gli manchi ei del primo almo soccorso,

mentre ancor son le sue speranze in corso.

Sapete ben, per mille essempi e mille,

che a far per vera gloria un uom eterno,

senza i suoi studi, ogn' altra cosa è vana.

Tanti eccellenti asconde il cieco inferno,

cui fugge a pena Enea solo od Achille,

di quei che vide la città troiana;

de' quali un stuol non men grandi ed egregi

si tace ancor, che lodator non ebbe

quale Mantoa e Smirna al secol dèrno.

E se ben ver discerno,

non ha d' altro il gran Lauro oggi più fama

che perché voi, maggior di tutti i pregi,

al mondo diè (ché senza voi sarebbe

misero e orbo) e a sue lode acrebbe

Febo e Minerva e gli onorati fregi

di poesia, ch'ancor per padre il chiama.

dunque al vostro splendor questo s'aggiunga:

che oltra che a voi convien l' usar pietade,

chi sa che ad alto un dì questi non giunga

in più matura etade,

se non gli manca il vostro aiuto usato,

lo stil rompendo del maligno fato?

Ché già stella crudel tener in guerra

non dée poter un uom che sì v' onora,

contra cui fora ogni sua forza stanca,

se vi specchiate in quel che in ciel s' adora,

il cui loco, sedendo, ornate in terra,

ch' ad alcun suo fedel giamai non manca;

né per nuovo accidente effetto tòrre

a le vostre impromesse o mutar voglia

dovria quel saggio cor ch' in voi dimora

e mostra ad ora ad ora

vie maggior opre assai che i desir nostri.

Si vedrem poi il camin che questi corre,

seguendo ove se stesso ir alto invoglia,

forse privo del mal che pur l' addoglia,

aguagliar alcun dì, c' ora il precorre;

e scriver poi con più lodati inchiostri

tutto quel per che, al fin di tanti danni,

il mondo è sì di voi ricco ed adorno,

sì che a tal che verrà dopo mill' anni,

sen muova invidia e scorno

e faccia a l'altre età, di tempo in tempo,

ir sospirando il ben del nostro tempo –.

Canzon, se 'l più d'ogn'altro

pregiato Bembo vedi ove t' invio,

Bembo vèr cui l' amor cresce in me quanto

fu sempre in lui valore e cortesia

(non perché alcun giamai fosse né fia

che di tanta vertù riporti il vanto,

ma di vincer se stesso ha ancor disio),

a lui ti mostra, e se tua ragion trovi

al buon giudizio intero esser piacciuta,

tientene vaga, e poi sicura movi

e 'l mio Signor saluta

umilemente, e pregal ch' altri preghi

che sì giusto disio non mi si nieghi.