5.

By Giacomo Leopardi

Stavan certi Filosofi parlando

Assisi intorno in dotta compagnìa,

E de' l'alma de' bruti quistionando.

Spiegando una sottil filosofìa

Nel sostenersi eran' cotanto ardenti,

Ch'esser bestia qualcun voluto avrìa.

Provavano il parer con argomenti

Da intimorire e Socrate, e Platone,

Se quivi stati fossero presenti.

Ciascuno si credea di aver ragione,

Come spesso succede, e a dirla invero,

Al mondo non vi fu simil quistione.

Chi spirto la credeva inquieto, e fiero;

Chi macchina insensata la chiamava;

E chi con bizzarrissimo pensiero

Che fossero Demonj contestava,

Che stasser de' le bestie al corpo uniti,

E in questo suo parer fisso restava.

V'erano alcuni poi cotanto arditi,

Che credevan, che fossero immortali;

Spropositi mai più nel mondo uditi!

Bella cosa veder per gli animali

Applicati, e Filosofi, e Dottori,

Come Avvocati a cause criminali.

Sembravan tanti nobili Oratori,

E si sapean difendere talmente,

Che avuti Ciceron n'avrìa timori.

Mentre la dotta turma, ed eloquente

Pensava al suo parer' onde provarlo;

Ne' la camera un cane entra repente.

Presto dov'è il baston? per discacciarlo

Ognun contro gli và; ma il cane umile

Chiede a loro, che vogliano ascoltarlo.

Essi per poco acchetano la bile,

E il can, che conoscea coteste inquiete

Risse, così parlò nel proprio stile.

A voi Signori miei gli occhi volgete,

Osservate voi stessi indi di noi,

se non vi spiace, ragionar potrete.

Doveva il saggio can parlare a voi,

Che de' difetti altrui sol vi curate,

Gli altri soltanto riprendete, e poi

Voi stessi in obblivion sempre lasciate.