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By Giacomo Leopardi

Fra l'atre, oscure tenebre,

Fra il mesto, e cupo orrore

Notte su l'ali tacite

Avvanzasi dell'ore,

E sovra il mondo intero

Superba stende il plumbeo scettro altero.

In dolce quiete placida

Giace natura avvolta;

Tutto d'intorno ottenebra

Densa caligin folta;

Un nubiloso velo

D'ogni parte ricuopre, e terra, e cielo.

Urlar più non ascoltansi

L'irte, affamate belve,

Nè al lor ruggito eccheggiano

L'alto–ramose selve;

In cupo orror profondo

Sepolto tace, ed assopito il mondo.

In mesto suono lugubre

Il gufo lamentoso

Esprime il lungo gemito

Da l'antro tenebroso,

E sovra il campo ameno

Posan gli armenti de l'erbette in seno.

Amico sonno languido

Lo stuolo al Lazio infido

Prende de l'armi immemore

De l'Ocean sul lido;

Giacciono i sensi, e l'alma

In soave senolti amabil calma.

Su' gli ampj scudi fulgidi

Su le corazze aurate

Posan le turbe intrepide

Fra l'aste, e le ferrate

Loriche, e fra gli alteri

Terribili, e chiomati elmi guerrieri.

Quando un violento scoppio

Di romoroso tuono

Muggir per l'aria ascoltasi

In ripercosso suono,

Per cui da l'imo fondo

Scuotesi il suol, per cui traballa il mondo.

Da le caverne orribili,

Nel cupo seno orrendo

I scabri monti eccheggiano,

Ed al fragor tremendo

Ne le frondose selve

Ruggon svegliate le atterrite belve.

Con alto orribil fremito

A loro il mar risponde

Tutte commove, ed agita

Bianco–spumanti l'onde,

E con i flutti alteri

I neghittosi cuopre aspri guerrieri.

Destansi tosto, e pavidi

Privi di moto, e lena

Restano a un tratto, e miransi

Cinti da vasta piena,

Che d'ogni parte innonda,

E la ricurva allaga equorea sponda.

Tosto atterriti corrono,

Chi va, chi vien, chi fugge,

Infra l'orrendo fremito

De l'ocean, che mugge,

Chi l'armi incerto afferra,

Chi sul lido si aggira intorno, ed erra.

Qual cacciator, che vedesi

In folto bosco, e nero

Cinto di belve orribili

Da atroce stuolo, e fiero

Impallidisce, e teme

La turba nel mirar, ch'orrida freme:

Tale il Romano esercito

Tremante, e sbigottito

S'avvanza, e tosto arretrasi

Incerto, ed atterrito,

E ne l'aperto campo

Erra dubbioso, e cerca invan lo scampo.

Rompe il baleno rapido

L'atro–funesto velo,

Pei spessi tuoni, e folgori

Arde, e rimbomba il cielo,

E fra il tremendo orrore

D'ogni parte si mostra alto terrore.

In ogni oggetto affacciasi

L'inevitabil morte

Ministra inesorabile

De l'empia, avversa sorte;

E il forte stuolo intanto

Nuota sul lido infra i lamenti, e il pianto.

Da l'alto cielo scagliasi

Con orrido fragore

La strepitosa grandine,

E accresce il cupo orrore,

E dentro il cavo speco

Il rimbombante suon ripete l'eco.

Alfin di spume candide

Il lieto stuol grondante

Lungi dal lido invìasi

Giojoso, ed esultante,

Scaccia il terrore; a l'alma

Riede l'amica, desiata calma.

Gli orridi nembi cessano

Sen fuggon le procelle;

Tosto a risplender tornano

Le sfolgoranti stelle,

Squarciasi il fosco velo,

La tempesta sparì sereno è il cielo.