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By Giovambattista Marino

Poiché cantando il misero non pote

de l'empia Galatea rustico amante

con arguta sambuca il fier sembiante

placar di lei, né con selvagge note,

sparso di pianto le lanose gote,

e di grossi sospir tutto fumante,

posata giù la stridula sonante,

di queste voci al fin l'aria percote:

– Dunque fia ver, che 'n quest'arsiccia falda

gli occhi, novello Alfeo, distempri in fiume?

e 'n fiamma il cor di Mongibel più calda?

Fia dunque ver, crudel, ch'io mi consume?

Lasso, ch'a' preghi miei fugace e salda

d'onda e di scoglio inun serbi costume. –