XXVIII

By Francesco d'Altobianco Alberti

Sacrosanta, immortal, felice e degna,

singular dote e necessaria guida

quanto al viver filice si convegna,

tu se' colei che chiunche in te s'affida

al disïato fin fermo riesce,

ma istolto è sanza te chi si confida.

Sempre la voglia tua pronta s' acresce,

cerca l'onesto bene al ver conforme,

congiunta in un voler lieta aquïesce.

Basta, a confusïon delle gran torme

dei miseri mortali, averne il nome,

poi ch'alli efetti ognun s'adagia e dorme.

Sotto tue sparte e venerabil chiome

chi s'argomenta e qual, fingendo, aspetta

di scaricar le sue noiose some;

ma non mancò già mai giusta vendetta,

né fia sanza cagion lo 'ndugio alquanto,

se chi fa il mal più grave al fin l'aspetta.

Fallace oppenion che nuoce tanto,

chiamata più saper che 'l mondo tene,

donde poi l'alegrezza torna in pianto!

Sol nell'almo consiste e s'appartene

al vertüoso amico usar per tutto

quel ch'al debito offizio suo convene.

L'amico è un altro io propio redutto,

ficte son le amicizie, per le quali

dal vero amore infuor segue altro frutto.

Assentatori e simil non leali

sol nel domestico uso han quella parte

familïar, ma i colpi son mortali.

Solo è l'amar chi con ingegno ed arte

desidera e ben porge a chi conviensi

d'esser laudato in palese e in disparte.

Sentenzia di Plutarco: ancor mantiensi

benivolenza con virtute e grazia;

numisma d'amicizia esser conviensi.

Come l'uso che mai gli amici sazia,

serva giocundità perfetta e intera

e virtù, degnità, con buona audazia.

Felice è quel che poco o nulla ispera

in cosa che leggier col tempo passi,

ma solo in te, che se' costante e vera.

Marco Manilio nostro, a chi gustassi

ben sua sentenzia, volle

che nulla mai creasse in sé natura

maggior che d'amicizia un colmo petto,

né sia cosa più rara e più sicura.

Tutti gli antichi e moderni c'han detto

d'esta nostra virtù chiari ed aperti,

concorron quasi in un medesmo effetto.

Seguon della amicizia utili e certi

commodi ne' bisogni e casi avversi,

e quei lo san che son del fatto esperti.

Seguon anche piacer varî e diversi

nei prosperi successi, e segue laude

a chi vero ama amando mantenersi.

Util, laudata, grata e lieta gaude,

diletta e necessaria infra i mortali,

che' prieghi onesti interamente essaude,

raccolto in sé più parti prencipali:

grazia, magnificenzia e benefizio,

ed altre, che intendendo saprai quali.

Risiede ognuna al suo debito offizio:

verità, fede e sì religïone,

che conservano in noi vero giudizio.

Semplice, umana e facil d'intenzione

s'agiungon oltre a l'altre a questa insieme,

secondo che pei saggi si dispone.

Segue dell'opre sue fruttevol seme:

consiglia, conferisce, emenda, aita,

magnanima perdona e mai non teme.

Che necessaria e util sia chiarita

questa nostra virtute, ognun l'afferma,

e così per li antichi è diffinita.

Ciò che sa amministrar guida e conferma

questa in ogni atto e publico e privato,

ma sanza lei ogn'opra è vana e inferma.

In qualunque republica o senato

senza compagni fidi e diligenza

nulla può ben condursi in magistrato.

Ed a questo concorre ogni sentenza,

d'autorità gli essempli e i casi istrani,

insieme con la vera esperïenza.

Sì coi nemici e prossimi e lontani,

sì in osservar le leggi e in consigliare,

sì in conservar col tempo esti ben vani,

nulla sanza gli amici si può fare;

ma coi consigli uniti e opre loro

pace e quïete ai tuoi puoi ministrare.

Focione e Pericle, ambo costoro,

Bruto e Furio Camillo e altri molti

che in liberar la patria esperti fôro,

se non fusser gli amici a ciò raccolti

con tutte lor virtù, fortune e ingegni,

tardi o mai si sarien liberi isciolti.

Ma con questi purgàr l'onte e li sdegni,

acrebber forza agli animi smarriti,

onde e' son di memoria etterna degni.

Così né più né men saran graditi

nelle private cure, opre e consigli,

per cacciar via le ingiurie e spegner liti,

sostener nimicizie e gran perigli,

conservarsi in istato e crescer gloria,

riserbando a' bisogni ove uom s'appigli.

Questo conferma ogni canuta istoria

di Cesare, che tutto il mondo resse,

di Mario e Silla e gli altri di memoria,

che, bench'a lor fortuna succedesse

prospera a' voti e la copia del tutto,

non crediate che mai si concedesse

sanza gli amici, e lor fama redutto

avessono in etterno singulare,

sicché dall'opre loro uscì tal frutto.

A preservar la cosa familiare

dall'impeto e da fraude e da nequizia,

sol colli amici puoi salva guidare.

Né meno è grata ch'util l'Amicizia,

perché nel conferir del ben si gode,

dove nel mal rileva ogni trestizia.

Dolze in sentirsi amare e crescer lode,

soave nella cura e diligenza,

dà la provata fede a chiunche l'ode.

Ecco quei che ne feron esperienza:

Pizia, Damone e Patroclo d'Acchille,

Teseo di Piritòo: nota sentenza.

'Paminonda e Pelopida asortille

Pilade, Oreste e Lelio e Scipïone,

ch'è sparse già di lor tante faville.

E Lucïan fra i pari amici pone

Clivia, Agatocle, Dandaride e Amisoco,

Sisinne con Misippo, ancor propone.

Cindanne, Abauca e moglie e figli al foco,

visto che scampar tutti e' non potea,

salvò l'amico e gli altri estimò poco.

Accusato del fallo, e' rispondea

ch'uom può rinnovar mogli e figli spesso,

ma che, raro agli amici uom s'abbattea.

Chi ben ritrar volesse ogni processo

né la facultà basta a tanta prova,

né lingua o penna al buon voler va presso.

Ma qual sia l'Amicizia e quanto giova,

quel ch'ella importi, aoperi e contenga

compreso avete e com'ella s'aprova,

e quanto in ogni parte essa mantenga

le dignità, gli stati, e sì quant'ella

gli acresca e le discordie abbassi e spenga.

Quinci Tiresio duce rinnovella

dei Celtiberi ai Numantin lor doglia,

perché sol da costei la fêr rebella.

Sia qual potenza o fortuna si voglia

che 'n processo non manchi in parte alcuna,

ma costei dalle piante ognor germoglia.

Se cercate i precetti, ove s'aduna

gli amonimenti al savio viver vostro,

raccogliendo le somme tutte in una,

altro non vi si trova ov'è dimostro

se non ch'amor con fede e obbedienza

reducon tutto al proposito nostro.

Adunche, o degni e pien di reverenza,

vogliate di costei seguir gli efetti,

ch'ogni altra cosa è iscarsa al viver senza;

onoratela in opre, in fatti e in detti,

datevi in tutto a lei, ch'ella è sol quella

che vi può far posar fra gli altri eletti,

e concedervi gloria ognor novella!