XI

By Giosue Carducci

Io d'Italia dal cuor tra impeti d'inni balzai

quando l'Alpi di barbari snebbiarono

e su 'l populeo Po pe 'l verde paese i carrocci

tutte le trombe reduci suonavano.

Memore sospirai sorgendo e la fronte io piegai

su le ruine e su le tombe. Irnerio

curvo tra i gran volumi sedeva e di Roma la grande

lento parlava al palvesato popolo.

Bello di maggio il dì ch'io vidi su 'l ponte di Reno

passar la gloria libera del popolo,

sangue di Svevia, e te chinare la bionda cervice

a l'ondeggiante rossa croce italica.

Triste mese di maggio, che intorno al bel corpo d'Imelda

cozzâr le spade de i fratelli e corsero

lunghi quaranta giorni le furie civili crollando

tra 'l vasto sangue l'ardue torri in polvere.

Dante vid'io levar la giovine fronte a guardarci,

e, come su noi passano le nuvole,

vidi su lui passar fantasmi e fantasmi ed intorno

premergli tutti i secoli d'Italia.

Sotto vidimi il papa venir con l'imperatore

l'un a l'altro impalmati; ed oh me misera,

in suo giudicio Dio non volle che io ruinassi

su Carlo quinto e su Clemente settimo!