XXVII

By Galeazzo Di Tarsia

Giunta è mia doglia a tal, che omai di vita,

Per da sue dure sciormi aspre ritorte,

Greve il peso mi sembra, e ognor di morte

Dolgomi, che più tarda a darmi aita;

Anzi, del ciel se mai grazia infinita

Vuol che speme mi avvive e riconforte,

Io le chiudo del cor tutte le porte

Perché corra al suo fin l'alma spedita.

Com'ei che, da rigor d'empio tiranno

Strano a soffrir dannato aspro tormento,

Ciò schiva ch'al martir vien che lo serbe,

Sì, perch'io fugga nuove pene acerbe,

Nuovi aggiungo cordogli a vecchio affanno,

De l'estremo de' mal pago e contento.