CIX
Benedetta sia la state,
che ci fa sì solazzare!
Maladetto sia il verno,
ch'a città ci fa tornare!
No' siam una compagna,
i' dico di cacciapensieri;
per foresta e per campagna
sempre andiamo volentieri:
re, baron, donne e scudieri,
tutti, al suon d'una campana,
su Marignolla sovrana
coriamci a ragunare.
E' ci è il re di Matte-strade
e 'l sir di Monte-fiasconi
e 'l conte de le contrade
de' Cummini e Tartaglioni,
e 'l marchese de' Valloni
e 'l cont'Ugo de la Valle
e quel de lo Scuro-calle,
che fa sua magion conciare.
Ècci il sir Casteletto
e quel di Rocca-afforzata
e 'l marchese del Boschetto
e' conti di Piazza-erbata;
maliscalco di brigata
è lo doge di Peschiera,
che per ciascuna rivera
la sua boce fa sonare.
Altri assai d'atorno atorno
vegnon a la nostra insegna,
come il sir di Valdintorno
e quel de la Ripa-degna
e lo re di Pian di Legna
e lo sir di Colombino
e quel di Poggio-petrino
col Morocco d'oltre mare.
Sempre danze e rigoletti
con diletto e gioia ciascuno:
vecchi come giovenetti,
non è differente alcuno.
Siam cento e siam uno
in un animo e volere;
ciascun grida pur: - Godere!
E muoia chi non vuol cantare! -
D'amor suoni e vaghi canti
ed in ballo e fuor di ballo:
donne e pulzelette avanti
cantan dolce sanza fallo,
e non fanno intervallo,
ché, come l'una ha cantato,
l'altra ha tosto incominciato,
sol per gioco e festa dare.
Il senno e la contenenza
lasciam dentro a l'alte mura
de la città di Fiorenza,
sì che non ci sia paura
che compagna o gente fura
cel possa rubare o tòrre.
Così nostra vita corre,
e me' ch'io non vi so contare.
Dunque, se la state manca
e vien sù la fredda brina,
la brigata divien stanca,
ognun si parte a testa china.
Già la neve s'avvicina
e 'l bel verde e' fiori asconde;
il vento caccia le fronde,
e ciascun se ne vuol andare.
Ballata, truova coloro
per li qua' creata fosti,
e dì lor sanza dimoro
che dal verno ognun s'arrosti
e col buon piacer s'accosti
fin che torni il vago tempo;
ed alor ciascun per tempo
si cominci a rasegnare.