CLXIX
Fugga, chi sa, dove non regni morte,
e non si fugga chi aspetta soccorso,
po' che la morte sì 'l mondo spaventa.
O turba umana, è nova questa sorte?
Non fu trafitto Adamo da tal morso?
E ciaschedun convien che così senta.
Sapriemi dir chi più qui s'argomenta,
se mai nessun poté fuggir da questa?
Fuggì mortal tempesta
Abràm, Isàch, Iacòb e Moisè,
Aaron e Iosèph e Iosuè,
Maccabeo, Sangàr e Gedeone,
Davìd e Salamone,
Isaia, Ezechielle,
Ieremia, Eliseo e Danielle?
E qual già mai fu ne la vecchia legge,
che non venisse a tal condizione?
Nessun vivo si legge,
se già non fosse Enoch con Elia,
che son là dove a Dio s'offese in pria.
La sapienza di que' Greci sette
mostrò lor tanto che tenesson vita?
O 'l filosofo grande sì perfetto,
o chi 'l seguì, o più diverse sette,
Pittagorici, Stoici, o l'infinita
d'Ercole forza venne a tale stretto?
Ebbe Dedalo in arte qui effetto?
Difesesi Avicenna o Ipocràte,
grandezza o potestate
ch'avesse Nino o Alessandro o Xerse?
La ricchezza di Dario e le diverse
voglie de l'oro ch'ebbe Crasso e Mida,
e chi più ebbe fida
ne le divizie voglia,
poté ricomperarsi da tal doglia?
Campò il suono Anfione o Orfeo?
Campò Virgilio o Tulio queste strida
Alfonso o Tolomeo?
O ciò che fe' Annibàl e l'Affricano
o Cesar o Pompeo o Ottaviano?
Non venne a morte l'alto Re superno
che è somma vita? E noi tutti mortali
cerchiam pur vita ov'ogni vita more!
La Madre e' suo' scolar, s'io ben discerno,
vergini ed eremiti tanti e tali,
e qual più mai a Lui fu servidore,
tutti moriamo, e nessun stia in errore!
Fede ne fa il passato e 'l presente,
e chi vede e chi sente
e chi ricorda molti che già furo,
e chi pensa al partito che è sì duro
ch'appena alcun è che viva cent'anni.
O miseri inganni,
che monta mille giorni
penar d'andare ove non è chi torni,
e sempre far più trista e grieve salma,
fuggendo pur li corporali affanni,
e sia che vuol de l'alma?
Ché per lo corpo vile ognun s'ingegna,
ma rimedio nessun per l'alma degna.
Ognor ci aspetta questa in ogni loco,
e, non sappiendo quando, come o dove,
in ogni loco vuolsi aspettar lei;
no' ce n'andiamo, e non a poco a poco,
ma come 'l polso batte, così move
nostra natura, e corre a tal omei.
Lasso, che son più che de' sette sei,
che fanno de la vita tanta stima!
E non pensan la prima
sepoltura materna che conduce,
e l'altra, dove il fin tosto riduce,
e quanto è dolce qui il nostro canto;
che con dolore e pianto
comincia l'uom che nasce,
e come segue infin che più non pasce.
Vana speranza, dove se' involta,
ché ogni cosa qui, che ami tanto,
convien che ti sia tolta,
e, dispogliata dal corporeo velo,
guai a l'alma che ha perduto il cielo!
Dunque, che monta tanto affanno darsi
d'andar per piano e per monte e per valle,
cercando terra di più sana riva?
È loco alcuno ove uom deggia fidarsi,
o che schermir sì sappia in questo calle,
che non s'apressi a chi la vita priva?
Truovisi chi più sano che altro viva,
che 'l corpo suo non abbia qualche morbo;
ma dove è ciascun orbo,
chi può sanar la mente, e non la sana.
Natura inrazionale e non umana,
che sì dal nostro Padre ci diparte!
Più ingegno e più arte
si trova a la formica,
con più giustizia l'ape si notrica,
e più che noi costante è la finice.
Qual come tortorella è casto in parte?
O secolo infilice,
virtù non è dove dée stare virtute,
e virtù segue chi non ha salute!
E questo viver più falso che vero
per conservare, si prova d'ogn'erba,
ugnendo vene e polsi con le corde.
L'un dice: - E' non si vuol alcun pensero -,
che nol può far chi 'l suo peccato serba,
per lo 'nteletto che pur si rimorde.
Chi dice sano il gioco, ove si morde
il corpo contro a Dio, e l'alma tutta,
chiamando vita asciutta
usare il vino e far conviti apresso.
O quanti mali nascon spesso spesso,
che 'l forte e 'l sano ne perde il vigore
e 'l giovene il valore,
dico, pur de la gola:
ché tanto ha di possa questa sola,
che chi la segue in molti vizi corre:
con tanto cieco e bestial calore
il ventre si soccorre,
come dovesse caminar satollo,
per non morir cercando mortal crollo.
Chi vuol sapere onde tal caso vene,
e cerca Iupitèr, Marte e Saturno,
guardando il cielo con gli altri pianeti;
chi dice mal, chi si conforta bene;
chi dice che combatte Enea e Turno,
chi ritruova le stelle in alfabeti;
chi dice l'aere aver fatto reti
di coruzion, dove chi sta, non campa;
chi dice che s'avampa
la terra d'un calor che questo infonde.
Colu' che 'l suo iudizio non nasconde,
mi fa pensar che ciò da noi procede,
o per mancar di fede,
o per corpo, che è stracco
di tal soperchio, che si guasta 'l sacco:
l'uno a Dio, l'altro a natura offende,
sì che no' stessi facciàn di noi prede.
Misero chi riprende
o cielo o aere o stella o acqua o terra,
quando da lui germoglia la sua guerra!
I' so, canzon, che tu serai contesa,
non da chi viver sa, ma da chi brama
di viver sempre in vita tanto amara;
lascia pur dire, segui la tua impresa,
e 'nfine il detto di Seneca chiama:
come dovessi viver sempre, appara,
e vivi come ognor deggi morire:
chi questo fa, non può già mai fallire.