CXL

By Francesco d'Altobianco Alberti

Aprasi Mongibello e del fond'esca

Pluton col carro, e con rabbia e rapina

rinnovi al suon Proserpina la tresca!

E quel tirato poi con gran ruina

da Folo e da Chiron, da Caco e Nesso,

centaüri mostruosi, e te meschina,

per l'adultèro infame c'hai comesso,

su collocata sia dalla man destra,

e 'l cherico mal raso a te sia presso,

e chi consiglio diè dalla sinestra

con la moneta in man che ricevette

per arra, in ritenerti alla finestra,

né dal mal si rimosse e mai ristette,

ché ti condusse a quelle consagrate

membra di castità e virtù nette.

Onde, perché me' siate acompagnate,

vengan tre furie della grande schiera,

colle qua' sempre in continüa andiate:

la prima Tesifòn, l'altra Megera,

la terza Aleto, e fiaccole di foco

portin per onorarvi e far lumera,

e presto vi trasportin dentro al loco

che custodisce Cerbero e Anteo,

a cui più nuocer possa assai né poco!

Ch'Ercole greco, né 'l figliuol d'Egeo,

o qualunque per voi pugnar volesse

tal facci a lor ch'a Peritoo già féo!

el quale, innanzi che punto ristesse,

divorollo sì tutto e inghiottillo,

perché mai più qua giù si rivedesse.

E Teseo, che vi fu, sapre' ben dillo,

vicino essendo a simigliante sorte,

se non ch'Ercule buon da lui partillo.

E s'alcun pur s'apressasse alle porte,

venga Medusa e faccialo di smalto,

acciò ch'alle percosse sia più forte!

E giunti dentro nel primiero assalto,

v'apresenti a Minos, giudice degno,

el qual per dar sentenza siede in alto.

Lui solo invoco, e priego del suo regno

a te giovane bella facci parte

tra 'l primo e 'l terzo suo cerchiato segno,

dove molte vedrai anime sparte,

compatrïote tue libidinose,

che di Vener seguîr stagione ed arte,

e furon sanza tema furïose

per conseguir loro insaziabil gusto,

onde le fiamme lor non son nascose.

O sommo Redentor, quanto se' giusto,

ché compensi i misfatti con la pena

e purghi con giustizia ognuno ingiusto!

Vedra'vi quella che la danza mena,

qual è Semiramìs, la scelerata,

che giacque col figliuol viziosa e piena.

Costei, per non restar vituperata,

compose legge che lecito fosse

d'usar con ciascheduno ogni fïata.

Onde poi Mirra la sua balia indusse

a far che 'l padre con essa dormisse

con dimostrarli ch'altra donna fosse.

Cinira ignaro quanto maladisse

poi sua fortuna, conosciuto quello,

sì che per Mirra sua poco poi visse!

Sfrenata voluttà d'ambo due quelle

a ciò sì le condusse, e sanza avere

riguardo all'onor lor, le mischinelle.

Silla, di Niso figlia, puoi vedere

trar patti con Minos e darli vinta

la pugna, per indurlo al suo volere;

e da calda lussuria poi sospinta,

dormendo il padre, gli tagliò la testa

e mandolla a Minos, di sangue tinta.

Dispiacque a lui la crudeltà di questa

e partissi da campo dalla terra,

lasciando lei sconsolata e mesta.

Ancor vedrai, se 'l nostro dir non erra,

Pasife, ch'è reina incoronata,

e con bramosa voglia il toro aferra,

e Cleopatra, che tanto sfrenata

trascorrea drieto a Cesar per lussuria,

vigile e desta, a ciò sempre parata.

Didon vedrai, che con empeto e furia

el bianco petto per Enea passando,

sé privando di vita e farsi ingiuria,

e Dïanira ancor, che dette bando

a Ercole di vita, per sospetto

di Iole, che l'avea al suo comando.

Saravi quella che con falso effetto

Ioseph a torto accusò al suo marito,

perch'adempier non volle il suo concetto,

e Deidamia che con coperto invito

indusse Achille a fare ogni sua voglia,

per cui s'uccise, essendosi partito.

Il fallo d'Adrïana ivi germoglia,

che fece a Fedra, sua carnal sorella,

togliendo il suo Teseo per dargli doglia;

né fu contenta al primo fallo quella,

che d'Ipolito presto innamorò

e ruppe a Teseo fé, la ribaldella.

Ero conoscerai, per cui notò

Leandro in mar più volte con fatica,

e come infin per lei mal capitò.

E Taide, di Sanson crudel nimica,

mostrando amarlo, in grembo mozzò i crini,

sì che a morte il condusse, esta mendica.

Penelope ancor par s'indovini

che Ulisse di nuovo le sia tolto,

perché Circe bestemmia e' suoi vicini.

E Medea vi vedrai con crudo volto,

ch'uccise a torto l'uno e l'altro figlio,

perché Gianson la lasciò presto molto;

Griselda a Dïomede il lieto ciglio

dimostrò poi, e Troiol l'ebbe a sdegno,

sì che fé del suo sangue il pian vermiglio;

Erifil, ch'Anfiarao privò del regno,

faccendol manifesto a chi 'l condusse

là dove il terren suo sen fece pregno.

E che da Bersabè legato fosse

Davit profeta aperto puoi sapere

com'oltre a lei a peggio si ridusse.

E quella sciagurata puoi vedere

ch'Aristotil cavalca per istrazio,

sanza riguardo o riverenza avere.

Insieme con costoro en questo spazio

è il sesso femminil dell'Amazzòne,

che del suo masculin tosto fu sazio;

e l'isola di Lenno ancor qui pone

tutte le sue, che fùr si furïose

a dare a' maschi loro tal lesione.

Vedrai seder tra lor libidinose

la superba Iunone, e far vendetta

di chi porse parole ingiurïose,

cioè Tiresia, ch'al ver dir s'assetta,

perché provò quanto libido in esse

più che negli uomin sia, possa e aletta;

onde, gravato, esta sentenzia d'esse

la pronunziò, perché ben conoscea

come 'l vil sesso in ciò sette anni resse.

E Iove, perché lume e' non vedea,

lo ristorò con far mirabil grazia

che le future cose antivedea.

Di racontar dell'altre non si sazia

la mente mia, le qua' sono infinite,

perché 'l fuoco infernal divampa e strazia.

Ma poi bisogna alla città di Dite

posar tua compagnia, i' porrò fine

a molte storie che non hai sentite.

E tu qui rimarrai colle tapine

soprascritte a purgare il tuo peccato

tra le gran fiamme e misere ruine,

lasciando il prete tuo con mal comiato.