CXXXV

By Franco Sacchetti

Ma' non senti' tal doglia

quant'è con fede amare

donna, ch'abandonare

po' mi convien, e gir contro a mie voglia.

Amor, tu mi facesti

venir in un paese da me strano

e 'n quello mi prendesti,

per farmi poi da' begli occhi lontano.

Il mare e 'l monte e 'l piano

non so com'io trapassi,

che mie' dogliosi passi

non mi mettan ognora a mortal doglia.

Come potrà sofrire

il cor penoso che la luce mia

si convegna partire

da quella che veder sempre disia?

Lasso, ch'al tutto fia

distrutta mia valenza,

quando la sua presenza

mi vedrò alungar con grave doglia.

Una speranza alquanto

la mente trista immaginando porta,

che talor nel mio pianto

giugne il pensiero, e dice: - Or ti conforta;

ché la dimora corta

serà, se tu vorrai,

e ritornar potrai. -

Ma questo ognor m'accende maggior doglia.

Balatetta, con pena

mi movo, e vonne sì come colui

ch'a la morte si mena,

sanza sperar d'aver aiuto altrui.

Però tu sola, in cui

ogni mio stato posa,

rimanti dolorosa,

contando a questa donna la mia doglia.