III

By Giovanni Boccaccio

Il Cancro ardea, passata la sest'ora,

spirava zefiro e il tempo era bello,

quieto il mar, e in su' lito di quello,

in parte dove il sol non era ancora,

vid'io colei, che 'l ciel di sé innamora,

e 'n più donne far festa: e l'aureo vello

le cingea 'l capo in guisa che capello

del vago nodo non usciva fuora.

Neptuno, Glauco, Forco e la gran Teti

dal mar lei riguardavan sì contenti,

che dir parevon: «Giove, altro non voglio».

Io, da un ronchio, fissi agli occhi lieti

sì adoppiati aveva e sentimenti,

ch'un sasso paravamo io e lo scoglio.